Marzia Corini ritorna a giudizio. La Cassazione annulla l’assoluzione

Accolto il ricorso del procuratore generale, il processo ripartirà alla corte d’Assise d’appello di Milano. Confermata invece l’assoluzione in secondo grado di Giuliana Feliciani per circonvenzione e falso

Marzia Corini

Marzia Corini

Roma, 28 aprile 2023 – Il processo per la morte dell’avvocato Marco Valerio Corini non è ancora finito. Ieri, dopo le ore 20, la prima sezione penale della corte di Cassazione ha accolto il ricorso del procuratore generale Roberto Aniello della corte d’Assise d’appello di Genova e rinviato il giudizio su Marzia Corini non più a Genova ad altra sezione, bensì alla corte d’Assise d’appello di Milano. Marzia Corini era stata condannata dalla corte d’Assise della Spezia a 15 anni per aver provocato la morte del fratello con una dose letale di Miodazolam, e poi assolta in appello con la formula ’perché il fatto non sussiste’ dall’accusa di omicidio volontario. Ma quasi un anno dopo la sentenza del 5 maggio 2022, la Cassazione ha dato un colpo di spugna dicendo che si deve ricominciare da capo il processo d’appello per Marzia Corini.

La stessa prima sezione penale della corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso del procuratore generale per Giuliana Feliciani, confermando l’assoluzione in secondo grado. Esce quindi definitivamente di scena dal processo la Feliciani, che in primo grado il 17 maggio 2021 era stata condannata a 4 anni per circonvenzione d’incapace e concorso in falso in testamento. Accolta la tesi difensiva dell’avvocato Valentina Antonini, la quale ha sostenuto che essendo decaduta la circonvenzione d’incapace, è decaduto anche il falso in testamento. 

Il procuratore generale Aniello ha basato il suo ricorso sulla "manifesta illogicità della motivazione in relazione al reato di omicidio, in particolare con riferimento al significato della conversazione telefonica intercettata il 21 gennaio 2016 tra Marzia Corini e Susanna Cacciatori". La corte d’Assise della Spezia, accogliendo le tesi del procuratore capo Antonio Patrono e del sostituto Luca Monteverde, aveva affermato la responsabilità penale della Corini nella morte del fratello ravvisando una sorta di duplicità del movente: quello economico che avrebbe determinato anche le falsificazioni del testamento, e quello ’pietoso’ per porre fine alle sofferenze del fratello. "La Corini spiega bene come il fratello non fosse ancora giunto al punto di porre termine alle proprie sofferenze – ha sostenuto il procuratore generale – e che la decisione è stata sua. Ribadisce anche alla Cacciatori che Marco non sarebbe mai morto quel giorno".

Aniello ha contestato anche la "violazione di legge in relazione all’inadempimento dell’obbligo di motivazione rafforzata per confutare gli argomenti contenuti nella sentenza di primo grado relativamente al significato della conversazione del 21 gennaio 2016".