Il tocco di Massimo Angèi: "Spezia è una città per l’arte. Sarzana potrebbe diventare centro culturale d’eccellenza"

La critica: "La Fortezza Firmafede ha ospitato mostre molto apprezzate di grandi artisti ma si trattava di multipli che si possono trovare contemporaneamente anche in altre città".

Il tocco di Massimo Angèi: "Spezia è una città per l’arte. Sarzana potrebbe diventare centro culturale d’eccellenza"

Il tocco di Massimo Angèi: "Spezia è una città per l’arte. Sarzana potrebbe diventare centro culturale d’eccellenza"

Tra le morbide nuvole di colore che caratterizzano i suoi lavori si intravedono gli impercettibili tocchi del suo passato, quando la mano del futuro pittore spaziava tra voli di uccelli, alberi e foglie ancora alla ricerca della sua identità. Il percorso artistico di Massimo Angèi, spezzino classe 1962 ma ormai sarzanese di adozione, ha vissuto di curve e repentini cambi di marcia, camminando sul filo dell’incertezza e aspettando il segnale giusto. E una volta trovata la strada, riuscendo a farsi largo anche nell’ambiente della critica specializzata che lo segue con grande attenzione, ha comunque mantenuto un tratto distintivo racchiuso perfettamente nel titolo della sua ultima mostra spezzina allestita alla galleria Tubo Cubo.

Perchè l’ha chiamata Invisibile?

"Non mi piace apparire e chi mi conosce lo sa bene. Capisco che possa però sembrare un aspetto duro del mio carattere oppure una sorta di snobismo per altro ingiustificato ma in realtà è proprio una forma di forte riservatezza. A volte mi sento letteralmente invisibile e così è nato il tema della mostra che ho accettato di fare a Spezia perchè mi sono sentito in un ambiente particolarmente amico. I miei lavori si ispirano a correlazioni, pensieri e non a cose tangibili e questo probabilmente influisce anche nella mia personalità e di conseguenza nella poca confidenza con l’apparire in pubblico. Quello della riservatezza è un aspetto che non sono mai riuscito del tutto a gestire e forse non ci riuscirò mai neppure invecchiando".

Certo che per un artista sfuggire alla popolarità non è proprio un grande investimento di immagine ?

"Intanto vorrei definirmi pittore, gli artisti sono altri. Anche se spesso nelle presentazioni qualcuno mi chiede se per caso dipingo le case e se posso rendermi disponibile a qualche lavoro di tinteggiatura delle pareti. Ma corro volentieri questo rischio. La popolarità è data dall’apprezzamento di chi visita il mio laboratorio e mi segue su internet e anche sui social".

Invisibile ma attivo sulle piattaforme digitali: non è una contraddizione ?

"Uso la tecnologia per promuovere gli eventi artistici, per seguire altri pittori e condividerli ma non certamente per postare fotografie della quotidianità mentre gioco a ping-pong oppure cucino un risotto. E’ senza dubbio uno strumento importante che permette di essere conosciuto e raggiunto in qualsiasi momento seppur con qualche rischio che fa parte dell vita e nel mio caso del mestiere".

Le famose trappole della rete ?

"Esattamente. In qualcuna sono anche caduto e l’ho scoperto per caso soltanto quando un collezionista mi ha contattato per complimentarsi e dirmi che aveva tanti miei quadri acquistati in una nota galleria. La stessa che mi aveva detto però di aver fallito e non trovare più i lavori che avevo richiesto indietro senza mai ottenerli. Invece erano stati venduti in giro per il Mondo e non lo avrei mai saputo se non attraverso la rete. Eppure le referenze della galleria e del suo proprietario erano davvero molto buone a livello internazionale. Altri amici mi hanno detto che può accadere e immancabilmente mi è capitato".

Come è diventato pittore Massimo Angèi ?

"Dalla passione coltivata fin da bambino per il disegno. E poi ho completato il percorso di studi al liceo artistico e all’Accademia. Ho iniziato come disegnatore di flora e fauna per riviste specializzate e la prima collaborazione importante è stata con Almo Farina al museo di storia naturale della Brunella di Aulla".

Ma la pittura è sempre stata presente ?

"Sicuramente. Insieme a Jacopo Bruno, Fabio Linari, Marco Casentini, Andrea Geremia fondammo a Spezia il gruppo Idioma per cercare di proporre l’arte e farci conoscere in un mondo comunque molto difficile. Ma ancora non era sufficiente per garantirmi un futuro e così ho svolto anche altre attività".

Tra queste quella di fotografo per grandi agenzie nazionali. Che ricordi ha della macchina fotografica ?

"Ho lavorato tanto con Rizzoli per servizi di architettura e altre riviste specializzate nel settore dell’arredamento e devo dire che è stata una parentesi molto importante. Decisamente meno quella successiva di grafico e proprio in quel periodo sentivo che dovevo necessariamente cambiare".

Ricorda il momento in cui ha riscoperto la pittura?

"Con esattezza. Era il 4 aprile 2006 e dopo una notte agitata di pensieri, fatto rarissimo per me, al mattino ho immediatamente cercato in cantina la mia vecchia valigetta di colori. Alcuni erano ancora utilizzabili e così ho ripreso immediatamente a dipingere. Il primo quadro è stato un paesaggio realizzato utilizzando colori base".

E’ partito così il secondo tempo della vita artistica di Massimo Angèi ?

"Ho voluto mostrare i miei lavori a Giovanna Riu, una grande esperta di arte e organizzatrice di eventi culturali chiedendole un giudizio sincero, anche a costo di spegnere definitivamente la passione. Il suo parere positivo mi ha aiutato moltissimo e mi ha dato coraggio e fiducia. Così due anni dopo ho allestito la mia prima mostra in Olanda".

Ricorda la sua prima personale a Spezia ?

"Al Menhir di Alberto Rolla che purtroppo è deceduto e adesso la galleria si è trasferita a Milano. E poi soltanto recentemente sono arrivato al Tubo Cubo con la mostra Invisibile".

Spezzino di nascita ma sarzanese di residenza da diverso tempo. Come vive le due città ?

"Di Spezia mi mancano le passeggiate al molo, le barche e il paesaggio. Sarzana ha un fascino decisamente differente, la vivo comunque bene pur avendola conosciuta in un’età più matura e quindi con amicizie e conoscenze che non hanno radici nella mia gioventù".

Quanto è difficile fare arte in queste due città ?

"A volte sento critiche in questo senso e non sono del tutto d’accordo. Spezia è una città per l’arte, ci sono infatti musei molto importanti come il Camec e Lia mentre Sarzana con le sue fortezze e palazzi storici potrebbe davvero diventare un centro culturale di eccellenza in Italia. In questi anni qualcosa si è mosso ma non è ancora sufficiente per arrivare a una identità ben precisa. La Fortezza Firmafede ha aperto le stanze a grandi artisti ospitando mostre molto apprezzate ma si trattava tecnicamente di multipli che si possono trovare contemporaneamente anche in altre città e non certo di pezzi unici. La città di Sarzana invece avrebbe la possibilità di creare qualcosa di originale, puntando sulla propria storia e sugli artisti del territorio. E poi dal punto di vista dell’architettura non ha nulla da invidiare a località più conosciute. E’ comunque un piacere passeggiare a Sarzana e ricordo quando da ragazzo si partiva appositamente da Spezia per visitarla. Forse oggi non è più così e si assiste al percorso inverso".

Guardando indietro ai lavori di qualche anno fa cosa rivede ?

"Alcuni quadri non li sopporto, altri invece li ho riscoperti con piacere ma chi fa un certo mestiere difficilmente è pienamente soddisfatto. Sono estremamente ipercritico sui miei lavori e sempre in cerca di nuovi stimoli quindi raramente mi sento contento. Ma in fondo il pittore è sempre in costante evoluzione e perennemente alla ricerca di un nuovo traguardo".

Quando dipinge ?

"Tutti i giorni anche se non è detto che rimanere davanti a una tela per ore porti immediatamente al risultato. Ci vuole molta pazienza e ho imparato con il tempo a non avere bisogno dell’immediatezza del riscontro. Dipingere è una necessità, significa portare sulla tela un pensiero ma non deve diventare un assillo. Un quadro può anche rimanere in un angolo per tanto tempo".