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20 gen 2022

Fiorentina: Julio e Narciso, l’amicizia di due fuoriclasse

La storia siamo noi / «Julinho? Buttava giù gli avversari senza toccarli» amava raccontare Parigi

roberto davide papini
Sport
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Julio Botelho, detto Julinho

Firenze, 21 gennaio 2022 - «Buttava giù i giocatori avversari senza toccarli". Narciso Parigi, grande cantante e tifoso viola, interprete dell’inno della Fiorentina, ricordava così Julio Botelho, ovvero Julinho, fuoriclasse assoluto della storia gigliata, protagonista dell’epica vittoria del primo scudetto nel 1955-56 e dell’impresa in Coppa dei Campioni sfumata per un soffio. Una descrizione efficace come confermano i filmati dell’epoca, i ricordi di chi c’era e la famosa foto di Fiorentina-Vicenza in cui Julinho disorienta due avversari, uno dei quali (Pavinato) all’andata si era vantato di non avergli fatto toccare palla. Come ricorda il libro “Campioni-Fiorentina 1955/1956” i tifosi esibivano cartelli con scritte tipo: "Julinho è come il Chianti, ubriaca tutti".
Classe sopraffina, dribbling micidiale, era capace di essere un solista ma al servizio della squadra. Come disse il suo allenatore, Fulvio Bernardini, "un’ala può arrivare a Julinho, non oltre".

Julinho e Parigi erano molto amici, e sono accomunati dal mese di gennaio in cui ci hanno lasciato (Julio l’11 gennaio 2003; Narciso il 25 gennaio 2020) e in mezzo a queste tristi ricorrenze ci piace ricordare come, pur nella loro diversità, entrambi hanno dato un grande valore all’amicizia.

Il campione brasiliano (tre splendide stagioni in viola) è di carattere schivo e taciturno, ma nel capoluogo toscano si fa benvolere da tutti i compagni, ha un rapporto molto stretto con il magazziniere Lando Parenti e crea amicizie con tanti fiorentini come il fotografo Luciano Dughetti, per citarne uno. Il cantante di grande successo, invece, è espansivo e ovunque vada stringe amicizie vere e conoscenze preziose, come quella con Pelé con cui discute su chi sia più grande tra Garrincha e Julinho, ovviamente perorando la causa del viola. Julinho riesce in soli tre anni a far innamorare la città e a innamorarsene. E per soffrire un po’ meno di nostalgia, nella sua casa di San Paolo fa dipingere di viola le pareti della stanza dedicata ai trofei vinti e alla sua carriera.
 

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