ANDREA MUCCI
Cultura e spettacoli

Storia di Alinari: "La fotografia racconta passato e presente guidandoci nel futuro"

Per il presidente della fondazione Giorgio van Straten,“uno degli elementi fondamentali nella cultura è la memoria, che è anche uno strumento di identità di una comunità, di un Paese"

Barcaioli sull'Arno in una foto storica Alinari

Barcaioli sull'Arno in una foto storica Alinari

Firenze, 23 dicembre 2022 – La 'Fondazione Alinari per la fotografia' è un ente della Regione Toscana che ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio fotografico dei fratelli Alinari per renderlo sempre più fruibile, quale patrimonio culturale inestimabile. Per conoscerla meglio e scoprire le sue molteplici attività abbiamo intervistato Giorgio van Straten, presidente della fondazione.

Presidente, quale la storia e le attività della vostra fondazione costituitasi nel 2020 per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico dei fratelli Alinari, a cui si deve nella nostra città il più antico stabilimento fotografico del mondo? 

“La storia è abbastanza breve. Noi siamo costituiti dal 2020, anzi in realtà abbiamo cominciato a lavorare a ottobre di quell’anno. Però il lavoro che stiamo facendo è un lavoro molto grosso perchè ovviamente si tratta di creare le condizioni perché un patrimonio immenso come quello Alinari di cinque milioni di pezzi tra positivi, negativi, apparecchi fotografici, documenti e quant’altro sia il più fruibile possibile e venga valorizzato al meglio, nel momento in cui un archivio che era privato è diventato di proprietà pubblica essendo stato acquistato dalla Regione Toscana. Quindi il lavoro che facciamo è ad ampio raggio: da un lato - ma questo dipende solo in parte da noi - stiamo lavorando per dare poi all’archivio una sede definitiva, che sarà Villa Fabbricotti, dove devono essere eseguiti vari interventi per renderla compatibile con l’ospitare un archivio e dall’altro abbiamo la necessità di avere un museo che sarà a Santa Maria Novella”.

Giorgio van Straten, presidente della 'Fondazione Alinari per la fotografia'
Giorgio van Straten, presidente della 'Fondazione Alinari per la fotografia'

E ancora?

“Oltre all’archivio fisico c’è tutta l’attività che riguarda la promozione delle immagini in nostro possesso, - oltre duecentocinquantamila - consultabili nel nostro sito”. Giorgio van Straten segnala inoltre l’attività espositiva che la fondazione svolge e ricorda che pochi giorni fa per esempio è stata inaugurata ad Arezzo una mostra sulla città e il suo territorio. La Fondazione Alinari cerca di tenersi sempre attiva, non solo a livello locale e in Toscana. “Gli archivi fotografici Alinari – precisa il presidente - sono i più antichi del mondo, oltre che ricchi di materiale preziosissimo e quindi sono noti a livello internazionale”. Per cui, al di là del legame affettivo forte con la nostra città e con la regione, “non dobbiamo pensarli come un fatto locale perché in realtà sono un patrimonio internazionale.".

Fra i protagonisti di questa storia oltre ai ricchi archivi fotografici vi sono la stamperia e oggi si parla anche di un museo. Sono visitabili da parte del pubblico?

“Il museo purtroppo ancora non c’è: dovrà essere nello stesso spazio dove è in corso di realizzazione anche il museo della lingua italiana”. Sulla stamperia van Straten dice che quest’ultima rappresenta una parte del vasto patrimonio della fondazione. “Attualmente - precisa poi il presidente - il patrimonio fisico è tutto in un magazzino specializzato per la conservazione di opere d’arte che si chiama ‘Art Defender’, a Calenzano, e lì è l’intero archivio, di cui l’accessibilità è limitata finché non ci sarà un luogo consono ad ospitarli”.

Giorgio van Straten ricorda che vi è l’ipotesi che non tutto l’archivio rimanga collocato a Firenze a Villa Fabbricotti, in quanto una parte degli archivi non piccola che ha una sua specificità, ossia il grande archivio fotografico di fotogiornalismo potrebbe essere portato a Montecatini e per questo la fondazione sta lavorando con la Regione Toscana. Il presidente tiene a precisare che la stamperia d’arte è costituita dalle stampe fatte in epoca moderna dalle fotografie storiche.

Tali stampe erano realizzate mediante una speciale macchina tipografica che – afferma – “non può più essere usata perché molto inquinante, ma non è la parte più importante degli archivi, dove ci sono collezioni molto più preziose: tutti i negativi storici Alinari che erano su lastra di vetro - che noi conserviamo -, una delle più importanti collezioni del mondo di fotografie come si dice ‘uniche’ cioè prima dell’invenzione del negativo, una meravigliosa collezione di album fotografici”. E afferma che, trattandosi complessivamente di cinque milioni di pezzi siamo ovviamente di fronte "ad un’enorme ricchezza di materiali anche molto eterogenei fra di loro, a di là del nucleo storico, quello fondativo degli Alinari. Dalle considerazioni di van Straten si capisce come rendere uno spazio in grado di ospitare un archivio fotografico quale quello della fondazione è abbastanza complesso perché c’è un problema di tenuta dei solai per l’importante peso dell’archivio, una questione di conservazione a certe temperature, la prevenzione di fronte a materiali infiammabili e quindi un importante lavoro di progettazione e adeguamento degli ambienti che richiede tempo".

Già alla fine degli anni Novanta è iniziata la digitalizzazione del patrimonio fotografico degli archivi. Quale il rilievo oggi di questa attività?

“Noi abbiamo già duecentocinquantamila immagini digitalizzate che sono consultabili sul nostro sito e sono in corso delle attività per aumentare il materiale digitalizzato e in particolare, insieme alla Regione Toscana, è partito un grande progetto finanziato attraverso il Pnrr per digitalizzare una parte molto grande – circa centocinquantamila - delle lastre storiche degli Alinari. Questa è un’attività fondamentale perché proprio nel momento in cui i materiali non sono accessibili, tanto più è importante che siano comunque consultabili e visibili attraverso la digitalizzazione delle immagini”.

Nella mission della fondazione vi è la valorizzazione della storia della fotografia, sottolineandone il ruolo sociale. Che valore ha questa finalità in un contesto fluido come il nostro in cui la cultura visuale è in continua trasformazione?

“Io credo che uno degli elementi fondamentali nella cultura è la memoria, è la costruzione della memoria che è anche uno strumento di identità di una comunità, di un paese. Gli archivi Alinari sono questo: sono cioè il racconto di oltre cento anni di vita del nostro Paese che si può fare senza mai uscire dal deposito dove adesso le immagini sono. Non tanto perché ci siano le foto degli eventi storici o di cronaca, ma soprattutto perché si racconta un paese – il suo paesaggio, il suo modo di lavorare, la faccia delle persone, la moda, le abitudini – tutto questo è documentato attraverso gli archivi in cui appunto le prime foto sono di metà dell’Ottocento e giungono fino alla metà del Novecento e anche oltre, con una grandissima disponibilità di immagini per descrivere il nostro Paese.” Lo studioso conclude: “Io credo che la cosa straordinaria di questi archivi, al di là ovviamente della preziosità dei singoli oggetti e della loro bellezza, è proprio la capacità di raccontare la storia d’Italia".

Quanto è importante ad oggi rendere il patrimonio artistico accessibile a tutti? Visto che è ancora in corso la digitalizzazione di alcune immagini.

“La digitalizzazione è in corso ora e lo sarà per decenni date le dimensioni degli archivi. Il modo per rendere un patrimonio disponibile per la comunità è molteplice, nel senso che da un lato anche studiarlo vuol dire metterlo a disposizione.” E sull’impegno aggiunge inoltre: “Ci sono tutte le attività come mettere le fotografie online, fare le mostre in cui quelle fotografie si possono vedere, utilizzarle - sul nostro sito abbiamo anche tutta una serie di ‘fotoracconti’: storie cioè che vengono raccontate attraverso le fotografie -, presto poi saranno anche disponibili alcune ‘pillole video’ in cui prendendo alcuni oggetti particolarmente significativi degli archivi Alinari si racconteranno le origini della fotografia. Tantissimi ovviamente i modi per rendere un patrimonio come il nostro disponibile”. E van Straten si abbandona ad una riflessione: “Se fossimo più grandi si potrebbero fare miliardi di cose, ma siamo una struttura piccola in cui lavorano poco più di una decina di persone molto dedicate e appassionate…”: un impegno e un lavoro grandissimo.

A proposito dei vostri vari progetti. Sono in programma iniziative o mostre imminenti sul nostro territorio?

“Una, come dicevo all’inizio, si è inaugurata il 2 dicembre ed è in corso ad Arezzo, a Casa Bruschi, ed è aperta fino al 7 maggio".

E altre da ricordare?

“Una mostra sul Vesuvio che ha avuto una prima sede al museo virtuale di Ercolano adesso ha una seconda tappa sempre all’interno del parco del Vesuvio in Campania e viene lì replicata”.

Un flash sui prossimi impegni?

“Stiamo lavorando per una mostra ancora più ricca di quella di Arezzo, se non altro dal punto di vista quantitativo, in un altro dei capoluoghi di provincia della Toscana. Sicuramente la nostra intenzione è quella di realizzare tutta una serie di mostre dedicate fortemente al territorio della nostra regione e collocate in aree della Toscana perché è importante, vista la proprietà è della Regione Toscana, non ci sia poi una visione troppo Fiorentino centrica degli archivi, pur ovviamente fortemente radicati nel territorio fiorentino e dal territorio fiorentino almeno nella sua parte storica non sradicabili: gli archivi Alinari sono di Firenze da questo punto di vista”.

E ricorda che la parte storica, originale, degli archivi che viene da Brogi, Anderson, pur essendo di numeri molto elevati, ormai rappresenta il cinque per cento dell’intero patrimonio: “I duecentocinquantamila pezzi sono il cinque per cento di cinque milioni di pezzi, questi ultimi fatti di tantissime cose diverse fra di loro accomunate dall’appartenenza al patrimonio fotografico italiano, ma non così legate al nostro territorio.

Giorgio van Straten infine non può non ricordare la bellezza della mostra ‘Fotografe! Dagli Archivi Alinari a oggi’ tenutasi quest’estate fra Villa Bardini e Forte Belvedere con l’esposizione di fotografie dell’archivio realizzate da donne e aggiunge: “Forse una delle parti più belle della mostra era costituita dalle fotografie di due sorelle, le Wulz, che - come dice il nome - erano due sorelle triestine, di cui era stato acquisito in precedenza l’archivio”.

Questo a dimostrazione - per il presidente - che all’interno di questo smisurato patrimonio fotografico ci sono degli elementi totalmente radicati nel territorio fiorentino e in quella parte di storia della fotografia e altri che invece provengono da altre storie e da altri percorsi.

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