Virus respiratori nei bambini, boom di casi al Meyer durante le feste. Come distinguere i sintomi

Il responsabile del pronto soccorso del pediatrico fiorentino, il dottor Stefano Masi, fa chiarezza riguardo ad influenza, virus respiratorio sinciziale e Covid. “La febbre di per sé non è negativa. Lo diventa quando si associa a sintomi di malessere”

Firenze, 4 gennaio 2024 - Influenza al primo posto, seguita da virus respiratorio sinciziale e, ultimo, dal Covid. Questi i virus respiratori, dal più diffuso al meno, che stanno colpendo molti bambini. Ce lo dicono i dati di accesso al Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Meyer, preso d’assalto soprattutto tra Natale e Santo Stefano quando, complici i giorni di festa, i genitori non hanno potuto far altro che portare i propri piccini all’ospedale. “Abbiamo avuto un incremento degli accessi del 20-30% - dice il responsabile del pronto soccorso del pediatrico fiorentino, il dottor Stefano Masi -. Di norma, nel fine settimana contiamo 150-160 presenze al pronto soccorso. A Natale sono arrivati 180 bimbi, a Santo Stefano addirittura 220. Poi, dal 27 dicembre, gli accessi sono scesi a 140 di media al giorno. Non pochi, certo”.

Cosa sta succedendo?

“Capita che i bambini si ammalino anche di più forme respiratorie. E questa cosa chiaramente spaventa i genitori. Praticamente tutti i piccoli arrivati da noi avevano la febbre, o molto alta con punte di 40, o persistente da diversi giorni. Per il 70%, si è trattato di bimbi sotto i due anni. Se per il Vrs forse stiamo arrivando al picco, l’influenza continua invece ad essere bella forte”.

Come distinguere i sintomi?

“Per quanto riguarda il Covid, la stragrande maggioranza dei bambini presenta la febbre, che si può accompagnare a vomito, diarrea, forme respiratorie. Insomma, il Covid ha una variabilità maggiore di sintomi. Ma quasi non esiste, nei bambini, una forma da Covid senza febbre”.

Per influenza e Vrs?

“In questo caso i sintomi sono sovrapponibili. Serve un tampone ad hoc, diverso da quello per il Covid, per scoprire di quale virus si è ammalato il bambino. Ad ogni modo, questo è il periodo in cui le forme virali respiratorie ci sono sempre state. E comunque non siamo al picco pazzesco di bronchioliti che vedemmo due anni fa. Insomma, non ‘incolperei’ più le restrizioni da Covid per quanto riguarda i casi attuali”.

Quali sono i campanelli d’allarme?

“Quando il bimbo sotto l’anno d’età inizia a respirare più frequentemente i genitori devono fare attenzione. Solitamente, i bambini mangiano meno, si lamentano, spesso hanno la febbre. Se un bimbo sotto i sei mesi fa più di cinquanta respiri al minuto significa che ha difficoltà respiratoria. Va dunque subito contattato il pediatra in prima battuta. La bronchiolite tipicamente comporta difficoltà respiratoria. Nelle forme più gravi c’è bisogno di ricorrere all’ossigeno ad alti flussi”.

E l’influenza?

“Impossibile distinguere in base ai sintomi tra influenza e Vrs. Più i bambini sono piccoli e più hanno le vie respiratorie strette. Qualunque cosa determini la riduzione del flusso dell’aria causa lo stesso effetto. I sintomi dell’influenza sono quelli classici: febbre, raffreddore, tosse”.

In quanti giorni si supera il periodo di malattia?

“Generalmente la febbre dura almeno una settimana. Ma ci sono anche bambini che dopo tre giorni sono sfebbrati. Di media, una settimana abbandonante va messa in conto”.

Miti da sfatare?

“La febbre è un sintomo difensivo e non deve spaventare. Il consiglio è di considerare non tanto quel che si legge sul termometro ma come sta il bambino. Se ha la febbre ma è tranquillo, non dare antifebbrili ma aspettare. Occhio a sovrapporre paracetamolo e ibuprofene, perchè si corre il rischio di sommare gli effetti collaterali. Se poi il bambino ha la febbre e si lamenta molto, allora ok all’antifebbrile, che è dunque da dare solo in presenza di sintomi associati alla febbre. Non mettere poi il ghiaccio sulla testa. Men che meno mettere il bimbo nella vasca fredda. Può sembrare incredibile, ma c’è chi ancora lo fa. La febbre di per sé non è negativa. Lo diventa quando si associa a sintomi di malessere”.

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