
’Vuelta a Uno’ di Rocìo Molina in prima nazionale per il ’Festival Fabbrica Europa’ alla Pergola il 20 settembre
Un’ondata potente di flamenco di ultima generazione, ardito, estremo, sta per travolgere le scene italiane con le novità dei talenti iberici più alternativi, capaci di ibridare la grande tradizione di nacchere, tacchi, ventagli e volants in forme contemporanee inedite.
Il 4 e 5 settembre al Roma Europa Festival approda ’Afanador’ di Marcos Morau, valenciano quarantenne, direttore della compagnia ’psichedelica’ La Veronal, coreografo residente allo Staatsballett di Berlino, già autore di una ’Belle au bois dormant’ furiosamente decostruita per il Ballet de Lyon e del fortunatissimo ’Notte Morricone’ per Aterballetto, fresco di debutto alla Biennale Danza di Venezia con “La mort i la primavera”, lettera d’amore gotico-dark per la seducente signora con la falce. ’Afanador’ è la prima creazione di Morau per il Ballet Nacional de España folklorico, diretto da Rubén Olmo, sul crinale audace che miscela passato e avanguardia, ispirandosi ai libri fotografici, Ángel Gitano, ovvero gli uomini del flamenco – al Festival Flamenco di Milano ha fatto scalpore Manuel Liñan, indossando la bata de cola e il mantón femminili con naturale maestria – e Mil Besos, sulle bailaoras e la loro grazia potente, di Ruvén Afanador, nato nel 1959 in Colombia e migrato in Spagna a 14 anni.
La fantasia visionaria con cui moda, danza, teatro, diventano sculture nelle sue immagini d’arte, si è applicata proprio a nomi marcanti del flamenco attuale, José Antonio, Israel Galván, trionfatore in primavera alla Triennale di Milano in duo con la capoverdiana Marlene Montero Freitas, Matilde Coral, Eva Yerbabuena. Trentatrè danzatori e novemusicisti in nero incarnano medianicamente gli scatti di Ruvén, le sue inconfondibili sessioni fotografiche realizzate in Andalusia, in un cocktail di danze ben al di là degli stereotipi di genere.
Ancora più clamorosa, il 20 settembre a Firenze (Teatro delle Pergola, ore 21), in prima nazionale per il ’Festival Fabbrica Europa’, è la presenza della ’sfrontata’ Rocío Molina, figuretta compatta e sovraccarica di energia, nata a Malaga nel 1984, bailarina dall’età di tre anni, Leone d’Argento alla Biennale Danza di Venezia 2022, una donna di oggi che osa mettere in scena il desiderio femminile, la dominazione e la dipendenza. Dopo Venezia, dove con ’Carnación’ ha travolto il pubblico dialogando a gambe all’aria con la musica della squisita violinista Maureen Choi e il cante hondo di Nino de Elche, bondage compreso, torna in Italia con ’Vuelta a uno’, dove non si priva di fare palloncini con il chewing gum. Qui, in camicia e gonnella carminio, o pantaloni e lungo gilé, fa esplodere la sua voglia irrazionale di euforia, di delirio, di estasi, di esaltazione, di stordimento, di ritmo, giocando con la chitarra di Yeari Cortés, in cerca di trance liberatoria, di quel duende flamenco misterioso che travolge ogni barriera.