Preti operai: “Chiesa cattolica, abolire il celibato obbligatorio per i sacerdoti. Un nuovo ruolo per le donne”

Il documento presentato a Firenze. Un contributo al cammino sinodale

Un prete

Un prete

Firenze, 3 maggio 2024 – Abolire il celibato obbligatorio per i preti, aprire a un nuovo ruolo delle donne nella Chiesa cattolica, praticare maggiore trasparenza nei casi di abusi su minori: sono alcune delle proposte contenute nel contributo dei “preti operai” al cammino sinodale delle Chiese cattoliche romane in Italia, documento presentato oggi nel corso di una iniziativa a Firenze. «Per lunga che sia la tradizione dell'obbligo» del celibato per i preti, «rimane sempre una tradizione umana che non ha nessuna radice a livello del Nuovo Testamento», affermano i Preti operai, e anche modificandola «non ci sarebbe nessuna svalutazione del celibato che rimane comunque un'opzione praticabile. Non crediamo proprio che sia l'obbligatorietà a sancire il valore di questo carisma. Ma è il viverlo liberamente che testimonia la realtà di questa scelta».

Nelle altre confessioni, evidenziano poi i “preti operai”, «vediamo all'opera una quota importante di donne che somministrano il battesimo, annunciano con competenza il Vangelo e arrivano a spezzare il pane dell'Eucarestia», e «siamo convinti che la grazia (gratuità) dell'amore di Dio passa anche attraverso la parola e le mani femminili. O pensiamo che tutto questo sia invalido, cioè che Il Signore in questi casi sospenda la propria autodonazione? Ma chi può dire una cosa del genere? Pensate davvero che quando milioni di persone di altre chiese e confessioni cristiane prendono il pane e il calice dalle mani di una donna, Il Signore interrompa il suo dono, come quando si spegne la luce girando l'interruttore?». «Siamo andati a lavorare per mantenerci in maniera normale lasciando libero il ministero da qualunque connessione con il denaro», affermano i Preti operai, secondo cui «la presenza-come-evangelizzazione con gli ultimi continua ad essere un'area assolutamente marginale della vita delle chiese», e in questo senso «la esperienza-ricerca di campo dei preti operai è 'unà delle risorse da cui partire e sulle quali lavorare, con le nuove generazioni».

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