Firenze, 27 gennaio 2020 - "Addio Narciso, amico mio": lo dicono in tanti, alcuni a voce bassa, altri solo nel pensiero: sembra un coro quello che accompagna il saluto commosso, carico di gratitudine di Firenze Narciso Parigi nella basilica della Santissima Annunziata. Perché Parigi, cantante popolare e amatissimo, a Firenze come negli Usa,  aveva il culto dell'amicizia e, come è stato sottolineato durante la messa, aveva un cuore generoso. Così, non importa se aveva davanti il grande personaggio o l'uomo della strada: Narciso coltivava l'amicizia , quasi con sacralità ("I soldi non contano niente, la vera ricchezza è l'amicizia" diceva) ed è normale che al suo funerale ci siano tante persone e ognuno, in fondo, possa sussurrare o pensare: "Addio Narciso, amico mio".

Addio a Narciso Parigi, Firenze perde la sua voce

 La bara accompagnata da due vigili urbani a cavallo, uno striscione e i fumogeni della Curva Fiesole, i gonfaloni di Firenze e di Campi Bisenzio (Parigi era nato a Campi il 29 novembre 1927) e tanta gente davanti e dentro la chiesa a salutare l'artista che ha dato voce a Firenze. Tutti si stringono alla famiglia composta, serena e dignitosa di fronte all'addio al grande Narciso.

L'ultimo saluto di Firenze a Narciso Parigi / VIDEO

Una messa segnata da letture bibliche particolarmente evocative del tema della resurrezione: il capitolo 21 dell'Apocalisse (in cui si parla della Geusalemme Celeste), il Salmo 23 ("Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me"), la seconda Lettera ai Corinzi e il vangelo di Giovanni con l'episodio della risurrezione di Lazzaro.

Nella folla, ex giocatori della "sua" Fiorentina (Parigi è lo storico interprete dell'inno viola eed era un grande tifoso) come Orzan, Merlo, Chiarugi, Roggi. Poi Furio Valcareggi (figlio del grande giocatore viola degli anni '40 e poi ct azzurro, Ferruccio)  e il sindaco Nardella, la vicesindaco Giachi, il presidente del consiglio regionale Giani, i vertici della Fiorentina con  direttore generale Joe Barone, il club manager Giancarlo Antognoni, e Joseph Commisso figlio del patron del club viola Rocco Commisso. Presenti i rappresentanti del Museo Fiorentina (con il presidente David Bini e il presidente onorario Raffaele Righetti), quelli della Parte Guelfa e quelli del Calcio storico fiorentino.

Presenti anche rappresentanti del mondo dello spettacolo e della cultura di Firenze come gli attori Leonardo Pieraccioni ("Era un artista di grande cuore") e Athina Cenci, lo storico Cosimo Ceccuti, la presidentessa dell'Accademia delle Arti del Disegno Cristina Acidini.

Accorata l'omelia di padre Gabriele che ricorda le doti artistiche di Parigi, ma soprattutto quelle umane. Per il sindaco Nardella "dobbiamo essere grati a Narciso per come ha portato in giro per il mondo il nome di Firenze, sei e sarai sempre il nostro ambiasciatore", mentre il presidente del consiglio regionale Giani sottolinea la signorilità e la cultura di Parigi. Il messaggio più toccante è quello del cognato di Parigi, Mario Di Stefano, che ricorda la grande umanità di Narciso, il suo essere vicino ai grandi come alle persone più umili, il suo senso di fratellanza: "Aveva un gran cuore, amava molto e non solo la sua famiglia. Amava l’Italia, Firenze. Ha resistito a tante sollecitazioni di trasferirsi negli Stati Uniti, o a Roma. Lui è sempre voluto tornare».

Già tornare a Firenze "la città più bella del mondo", dove incontrandolo in tanti potevano dire: "Ciao Narciso, amico mio".