La vittima (nel riquadro) e i fiori per lui (New Press Photo)

Firenze, 12 giugno 2018 - Un lunedì 11 giugno pesantissimo per Firenze. Un lunedì che si chiude con una manifestazione contro il campo rom del Poderaccio, con tensioni e minacce da parte dei cittadini. Stufi di una convivenza che sembra molto difficile. Come difficile è stato per la città affrontare il lutto, la morte di un giovane di 29 anni.

Fiori bianchi per Duccio Dini (New Press Photo)

Duccio Dini, un lavoro in un negozio di articoli della Fiorentina, una grande passione per la squadra viola, non ce l'ha fatta. E' spirato per le ferite riportate nell'incidente accaduto in via Canova. Si è trovato in maniera inconsapevole e casuale in mezzo a un regolamento di conti fra cittadini rom.

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Che si sono inseguiti con tre auto. Una, nella folle corsa, è finita contro lo scooter di Duccio, che domenica 10 giugno prima di pranzo stava andando verso il centro per entrare al lavoro. Voleva solo vivere la sua vita ma una macchina impazzita ha spezzato i suoi sogni e fatto piombare la famiglia e la città in un dolore tremendo. Intorno alle 10 di lunedì è partito l'accertamento di morte cerebrale. Alle 19 circa la notizia che la città non voleva ricevere. Notizia che arriva nel momento in cui stava ormai partendo il corteo dei cittadini dell'Isolotto, quartiere in cui Duccio è nato e cresciuto. Un corteo per dare il proprio sostegno alla famiglia e dire no all'illegalità e sì alla certezza della pena per i responsabili della morte del 29enne (due arrestati, uno denunciato, tutti per omicidio volontario). 

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In via Canova si sono ritrovate centinaia di persone. C'era anche la politica, in particolare Fratelli d'Italia con l'onorevole Giovanni Donzelli. C'erano i vicini di casa del giovane. Fiori bianchi alzati al cielo e bandiere tricolori: il corteo ha bloccato la strada dirigendosi nel punto dell'incidente. Un gruppo si è poi staccato dalla manifestazione e ha puntato dritto verso il campo rom del Poderaccio, il vero "imputato". Un luogo nel quale spesso i cittadini hanno denunciato un clima di illegalità totale. Il gruppo cerca di arrivare al campo ma viene fermata da un cordone di carabinieri in assetto antisommossa. 

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Ci sono momenti di grande tensione, anche spintoni. Poi tutto si placa. Resta la rabbia, resta il punto in cui Duccio ha trovato la morte, un luogo coperto dei fiori bianchi che decine di braccia hanno alzato al cielo pochi minuti prima. Intanto il sindaco Nardella annuncia il lutto cittadino e fa sapere che il Comune si costituirà parte civile del processo. E chiede anche lui giustizia, mostrando la sua vicinanza alla famiglia del giovane, famiglia che incontra all'ospedale di Careggi nel pomeriggio. I genitori di Duccio decidono per un gesto d'amore in questo dolore senza fine: gli organi di Duccio faranno vivere altre persone, un estremo gesto di generosità. 

Prima della manifestazione di via Canova c'è intanto anche un consiglio di quartiere straordinario a cui partecipano molti cittadini. Toccante la testimonianza di un amico della vittima.

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Intanto le indagini coordinate dalla procura e condotte dai carabinieri proseguono. Tre le persone nel mirino degli investigatori. Due degli indagati (il conducente dell'auto Amet Remzi, 65 anni, e il passeggero, Mustafa Dehran, di 36) sono in stato di arresto, un terzo (Antonio Mustafa, 44 anni) e' indagato a piede libero. Titolare dell'inchiesta e' il pm Tommaso Coletta. I tre indagati sono tutti già conosciuti alle forze dell'ordine. Amet Remzi ha precedenti di polizia per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, furto aggravato, violenza privata e sfruttamento della prostituzione. Mustafa Dehran, 36enne, anche lui finito in manette, è già noto per i reati di rapina, furto con strappo, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il terzo uomo ha precedenti di polizia per usura e furto.

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A sera, via Canova torna tranquilla. Restano i fiori per Duccio in una giornata tra le più difficili per Firenze. Nella quale, per i funerali del giovane, ci sarà il lutto cittadino, proclamato dal sindaco Nardella.