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17 gen 2018

Mense scolastiche, addio quinoa: trionfa la pastasciutta

L’anno scorso veniva buttato via il 70 per cento del cibo

17 gen 2018
elettra gulle'
mense scolastiche - per redazione sesto - foto spf
Mense scolastiche (Foto di repertorio)
mense scolastiche - per redazione sesto - foto spf
Mense scolastiche (Foto di repertorio)

Firenze, 18 gennaio 2018 - Altro che quinoa . I pancini si riempiono con la cara, vecchia pastasciutta al pomodoro . Il menu ‘local’ varato lo scorso anno scolastico aveva provocato molti ‘mal di pancia’, soprattutto tra le mamme, che all’uscita da scuola si ritrovavano i bimbi trasformati in belve affamate. La zuppa di cipolla, la vellutata di zucca con quinoa e lo sformato di spinaci restavano inesorabilmente nei piatti e finivano poi - ahinoi, - direttamente nella spazzatura.

Gli scarti, lo scorso anno scolastico, raggiungevano così ‘cifre-monstre’ del 90% sui cibi più ostici, come anche la cecina e la pappa al pomodoro. Mediamente, aveva calcolato il consigliere regionale Marco Stella, il 70% del cibo veniva buttato via. Dopo le proteste di molte mamme, e la campagna portata avanti dal nostro giornale, dallo scorso settembre molto è cambiato nei refettori, dove sono ricomparsi i piatti più amati come la classica pasta al pomodoro e i tortellini in brodo. E si dà più spazio alla carne, tipo il vitellone magro e l’arista di maiale.

Ebbene, dalle rivelazioni fatte dalle mamme che compongono le commissioni mensa, e che quindi vanno periodicamente a vedere coi propri occhi quel che succede nelle scuole all’ora di pranzo, gli scarti sono diminuiti in modo consistente. Segno che la via imboccata da Palazzo Vecchio è quella giusta. Se è bene far assaggiare nuovi sapori ai più piccoli, e certamente insistere con le verdure e coi legumi, alla fine è meglio optare per un menu più ‘basic’ e sfamare i bambini, piuttosto che tentare vie più originali basate su cibi della nostra tradizione che però non incontrano il gusto dei palati dei nostri figli.

Insomma, adesso “gli scarti sono praticamente azzerati sui primi e sui secondi’’, canta vittoria Stella, paladino delle mamme anti-quinoa. Ecco che il riso al pomodoro viene mangiato praticamente da tutti e che appena il 30% del petto di pollo al limone non viene apprezzato. Benissimo la pasta al burro, che per certi bambini è il piatto più prelibato che sia mai esistito sulla faccia della terra, bene la frittata, che è mangiata dal 70% dei bambini e dieci e lode per il prosciutto cotto e per l’immancabile pizza, che una volta a settimana rallegra i piccini che mangiano a mensa. Continua invece a restare nei piatti la pappa al pomodoro, che segna una percentuale di scarto dell’80%. Moltissimo. Il Comune l’alterna alla classica pastasciutta per spronare i bambini a diversificare il proprio menu, ma ancora non ci siamo. Idem per le verdure che, si sa, fanno puntualmente storcere il naso agli under 12. E non solo a loro. Solo il 20% dei piccoli mangia le carote al vapore. Va leggermente meglio per il purè di cavolfiore, apprezzato dal 60% dei baby gourmet. Pollice verso per l’insalata, che torna perlopiù al mittente. Ma è doveroso insistere: i bambini devono abituarsi a mangiarla, insieme alla frutta.

Anche le maestre, di fronte agli studenti che hanno ritrovato l’appetito, sono più felici. «Un anno fa - racconta una docente del comprensivo Poliziano, - tanti miei alunni dopo pranzo avevano un calo, perchè avevano mangiato poco e niente. Un problema per noi docenti. Adesso invece è tutta un’altra cosa. Siamo felici che Palazzo Vecchio abbia ascoltato le mamme».

Anche il ritorno del pane bianco, in un primo momento bandito dai menu, a favore di quello integrale, riscuote favore tra i piccoli.

«Alla fine si è scoperta l’acqua calda - dicono alcune mamme della scuola Vamba -. Non si può pensare che i bambini apprezzino cibi che metterebbero in difficoltà anche qualche adulto. Meglio andare sul sicuro per non far stare nessuno digiuno. Lo scorso anno tanti bambini divoravano pizze e schiacciate e merenda. E poi saltavano la cena. Alla faccia della salute a tavola».

 

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