Maggio sotto i riflettori. Cutaia invia un esposto alla Corte dei Conti: "Verificare la gestione 2022"

Nella relazione spedita al ministero della Cultura, l’ex commissario straordinario tira le somme su ciò che è stato fatto per mettere in sicurezza il bilancio. Sempre più insistenti le voci che danno Fuortes prossimo sovrintendente.

Maggio sotto i riflettori. Cutaia invia un esposto alla Corte dei Conti: "Verificare la gestione 2022"

Maggio sotto i riflettori. Cutaia invia un esposto alla Corte dei Conti: "Verificare la gestione 2022"

La Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino esce dal commissariamento. A confermarlo, ieri, è stato Gennaro Sangiuliano al sindaco Dario Nardella. Alla fine della scorsa settimana il commissario Orazio “Ninni“ Cutaia aveva inviato al ministro della Cultura una relazione su quanto svolto a Firenze, comunicando che i conti dell’ente lirico sinfonico sono stati messi in sicurezza e che ora si può uscire dalla fase commissariale per tornare alla gestione ordinaria. A questo punto i soci del Maggio potranno ricostutuire il Consiglio di indirizzo che, una volta insediato, dovrà inviare a Roma una rosa con i nomi dei possibili sovrintendenti. Anche se voci insistenti continuano a parlare dell’ex ad della Rai, Carlo Fuortes, sempre più in predicato per ricoprire l’ambito e importante incarico.

Ma come si è arrivati al risanamento dei bilanci? Lo spiega dettagliatamente Cutaia nella sua relazione (che si compone di 10 pagine). Al primo punto, l’ex commissario straordinario evidenzia un "macroscopico incremento dei costi di produzione, aumentati in maniera non sostenibile da 6.796.805 euro del 2019 ai 12,7 milioni del 2022, non compensati dai ricavi della Fondazione. Con un’analoga tendenza per il 2023 nonostante un assestamento di bilancio approvato dall’ex Consiglio di Indirizzo, ma risultato inadeguato a fronteggiare il disequilibrio".

Per evitare l’avvio delle procedure di liquidazione e garantire la continuità aziendale, Cutaia si è visto costretto – si legge nella relazione – innanzitutto a rimodulare la programmazione artistica cancellando opere e concerti, con il numero "della alzate di sipario che per il 2023 si sono ridotte da 128 a 110". E poi intervenendo sui compensi di alcuni artisti. Inoltre, al fine di incoraggiare la presenza di pubblico, così da aumentare gli incassi, si è provveduto a rivedere al ribasso i prezzi dei biglietti. Questi “provvedimenti“ hanno fatto in modo che la Fondazione beneficiasse di una sensibile riduzione dei costi di circa 4 milioni.

L’ex commissario, poi, ha provveduto – per la perdita di esercizio dell’anno 2022 per circa 6 milioni – ad inviare un esposto alla Corte dei Conti affinché i magistrati contabili verifichino "responsabilità connesse alla corretta gestione delle risorse pubbliche". Il terzo punto del documento inviato al ministero della Cultura riguarda il progetto di risanamento che si è tradotto in una inizione "straordinaria" di liquidi (7,6 milioni) senza i quali ogni attività del Teatro – dal primo settembre al 31 dicembre 2023 – si sarebbe dovuta interrompere. Con l’approvazione, quindi, del Piano triennale di risanamento, Cutaia ha potuto dare il via libera alla programmazione 2023-2025. "L’inversione di rotta impressa alla Fondazione – si legge – si è riverberata sul riavvicinamento della città al Maggio con un incremnento di oltre 10mila presenze rispetto all’anno precedente. Anche i risultati del botteghino sono aumentati del 35%. Per il 2024 e per i prossimi anni – secondo Cutaia – la strategia di rilancio dovrà proggiare su un rigoroso rispetto degli equilibri economici della produzione e sull’attrazione di nuovo pubblico e sostenitori. In un’ottica di rigorosa sostenibilità i costi di produzione artistica dovranno attestarsi sui 4,5 milioni di euro mentre i costi per i servizi su 5,2 milioni, scontando un incremento dovuto all’inflazione".

Per il 2025 l’ex commissario ha impostato la stagione senza però assumere alcun impegno contrattuale "nel rispetto degli organi che assumeranno la guida della Fondazione". Alla luce di tutti questi atti messi in campo, dunque, la Fondazione potrà beneficiare di un incremento del patrimonio netto e di una riduzione del debito totale residuo che passa dai 50,5 milioni del 2022 a 29,4 milioni di oggi.

A.P.

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