Mafia, combattiamola ogni giorno. No al bullismo e alle violenze

Noi ragazzi riflettiamo sui comportamenti mafiosi e cerchiamo di capire qual è la scelta giusta. CLASSE II A SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO "GUICCIARDINI" DI FIRENZE.

Mafia, combattiamola ogni giorno. No al bullismo e alle violenze
Mafia, combattiamola ogni giorno. No al bullismo e alle violenze

La mafia, anche se non sembra, la possiamo trovare ovunque. Non si può riconoscere una persona mafiosa, però si può riconoscere un’azione illegale. Ma parliamo di noi ragazzi, possiamo commettere anche noi cittadini azioni mafiose di cui non ci accorgiamo. Ogni atto di prepotenza, di violenza come il bullismo o gesto che porta a soddisfare un interesse personale e non tiene conto della comunità è un atteggiamento mafioso. A scuola ci sembra di combattere ciò con il patto d’aula; l’abbiamo firmato all’inizio dell’anno insieme ai nostri professori: si tratta di un insieme di regole che ci aiuta a comprendere il significato di comunità e a sviluppare il senso di benessere; per esempio ‘lavorare in gruppo, non dare comandi e non essere bruschi con i compagni’. Il nostro modo di vivere la legalità è secondo noi rispettare gli altri. Pensiamo anche che il concetto di uguaglianza vada proprio contro la mafia, ed è per questo che noi dobbiamo fondare i nostri comportamenti su di esso: includere tutti allo stesso modo accettando differenze e debolezze. Ma torniamo a riflettere sulla criminalità organizzata. Come sensibilizzare l’opinione pubblica a combatterla? Denunciamo gli atti illegali, partecipiamo a manifestazioni di protesta! E cosa molto importante: facciamo conoscere a tutti fin da bambini cos’è la mafia!

Raccontiamo le storie delle vittime innocenti, come quella di Rossella Casini, 25 anni, che studiava psicologia ed era di Firenze; venne uccisa perché aveva tentato di convincere il proprio fidanzato che faceva parte della ‘ndrangheta ad uscirne; oppure la storia di Domenico Gabriele, di 11 anni che morì mentre stava giocando a calcio a causa di una sparatoria tra due mafiosi; oppure quella del giornalista Giancarlo Siani, 26 anni, attivista e originario di Napoli, che denunciò le attività illegali della camorra e venne ucciso sotto casa. Raccontiamo quindi la storia di tante persone che nonostante la paura sono state molto coraggiose ad affrontare la mafia.

Riguardo a tutte le sue vittime innocenti, sul sito di ‘Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’ abbiamo trovato questi dati: fino a oggi sono morte in Italia 1070 persone. Di queste 133 sono donne e 115 sono minori. Sarebbe importante conoscere la storia di ognuno! Intanto noi vogliamo sensibilizzare la società alla legalità, soprattutto i giovani che saranno gli adulti di domani. La mafia è cieca, non guarda in faccia a nessuno, neanche ai ragazzini, che avrebbero tutta la vita davanti.

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