CHIARA CASELLI
Cronaca

L’elisir d’amore del maestro Bonato: "Cercare scorciatoie è un falso filtro"

Da domani al 14 luglio nella cavea del Maggio l’opera di Donizetti diretta dal talento italiano classe ’95

"Dirigere un’orchestra è come prendere un drone o salire su un elicottero e vedere la pianta di un paese dall’alto. Se potessi andare nello spazio e vedere muovere la terra lo farei". A parlare è Alessandro Bonato, uno dei direttori italiani emergenti più talentuosi. Classe 1995, è da pochi mesi il direttore principale dell’Orchestra Haydn di Bolzano. Si appresta per la seconda volta a salire sul podio del Teatro del Maggio per dirigere L’elisir d’amore di Donizetti, in scena nella cavea all’aperto da domani al 14 luglio alle 21.

Com’è iniziata questa avventura musicale?

"Sono molto curioso e amo vedere le cose nella loro totalità. La passione per la musica è nata alla scuola elementare: la mia maestra di storia e geografia aveva l’abitudine di mettere in sottofondo in aula la musica classica. Sono rimasto folgorato dalle Quattro Stagioni di Vivaldi e dagli assoli di violino. Mi sono detto: io devo arrivare a suonare quella cosa lì. Quindi mi sono iscritto a una scuola media a indirizzo musicale e poi al conservatorio di Verona, la mia città".

Tutta colpa di Vivaldi, dunque…

"Certo se non avessi avuto quell’imprinting non sarei qui. A 16 anni nell’orchestra del Conservatorio, a 18 sul podio di quella stessa compagine. Poi, però, mi sono dovuto fermare. Mi sono messo a lavorare per pagare gli studi perché i miei genitori non lo potevano fare. Studiavo e contemporaneamente facevo il cameriere. Finché, per mettermi alla prova e capire se davvero era quella la mia strada, mi sono iscritto alla Malko Competition for young conductors di Copenhagen, una delle competizioni più importanti a livello mondiale e sono arrivato terzo".

Nessun musicista in famiglia?

"No. Ma pur non capendo una nota di musica ed evidenziando le difficoltà che avrei incontrato, mia mamma ha avuto la grande sensibilità di non mettersi mai di traverso. A 19 anni me ne sono andato di casa. E adesso sono qui".

Che effetto fa, dopo il concerto del settembre scorso, tornare al Maggio a dirigere un’opera?

"È un vero piacere fare musica con delle maestranze così importanti. Lo staff che si occupa degli allestimenti è una macchina oliata perfettamente. Una nota particolare va ai maestri collaboratori che sono straordinari: il maestro suggeritore, il maestro al pianoforte, i maestri di palcoscenico sono figure indispensabili. Raro trovare una schiera così efficiente".

Come sarà questo Elisir?

"È ambientato in un parco-giochi, un contesto contemporaneo e giovanile. Un’opera immediata e gradevole anche per chi non è avvezzo alla lirica, una storia di tutti i giorni: due ragazzi si innamorano ma lui è timido e cerca un amore puro. Lei invece è un po’ più scaltra e cerca degli stratagemmi perché lui non capisca troppo presto che il sentimento è ricambiato. Come nella vita di tutti i giorni, arriva il cialtrone di turno, Dulcamara, a complicare le cose. Qui ognuno può ritrovare un po’ se stesso: due ore di spensieratezza che ci distolgono dai problemi. Il falso filtro d’amore riflette l’idea che ha la società di oggi di cercare sempre le scorciatoie: soldi e successo, tutto e subito, senza darsi da fare".

E le tue predilezioni?

"Sono un ultras di Verdi: lo amo sia come compositore sia come italiano. Una figura fondamentale per il nostro paese, la nostra cultura e la nostra storia. Tutte le volte che mi trovo davanti a una sua partitura sono felicissimo. Ma la mia carriera ha presso le mosse da Rossini, al ROF di Pesaro nel 2019 e ho diretto anche Puccini. Quanto ai miei modelli, un nome per tutti: Carlos Kleiber…"

Chiara Caselli