La ricerca delle foto smarrite. In due plichi gli ultimi scatti?. La Corte convoca un’udienza

La macchina fotografica con 17 immagini di Nadine e Jean Michel non è stata ancora ritrovata. Ma sono stati individuati due pacchi, che il 30 gennaio verranno aperti dai giudici dell’Assise.

di Stefano Brogioni

FIRENZE

Che fine ha fatto la macchina fotografica Nikon di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, uccisi e straziati dal mostro di Firenze nel settembre del 1985?

Dov’è il rullino con le 17 fotografie che la coppia scattò nel loro viaggio in Italia conclusosi drammaticamente nella piazzola di Scopeti? Finora non è stato ritrovato niente. Ma c’è ancora qualche speranza. In almeno due plichi.

Alle domande per restituire questo materiale alle famiglie, formalizzate nelle istanze degli avvocati dei familiari delle vittime - Antonio Mazzeo, Vieri Adriani, Gaetano Pacchi - prova a rispondere il giudice Silvia Cipriani: in qualità di presidente della corte d’assise di Firenze, “erede“ dei corpi di reato relativi ai processi a carico di Pacciani e dei compagni di merende Giancarlo Lotti e Mario Vanni, ha fissato un’udienza - in camera di consiglio - in cui davanti a giudici togati e popolari verranno aperte queste due confezioni che potrebbero contenere i reperti finora smarriti.

Inoltre, in seguito all’istanza presentata dai familiari, il giudice ne ha approfittato per ordinare una ricognizione di tutti i pacchi che potrebbero contenere corpi di reato relativi ai processi del “mostro“.

Dunque appuntamento al 30 gennaio, ore 10.30, di nuovo in quell’aula bunker dove si sono celebrati i processi a carico del “Vampa“ prima, e di “Torsolo“ e “Katanga“ poi. Processi che, com’è noto, si sono conclusi in maniera definitiva per Lotti e Vanni - condannati per gli ultimi quattro duplici omicidi firmati dalla calibro 22 - ma non per Pacciani.

Il contadino di Mercatale venne infatti prima condannato per quattordici dei sedici omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985, poi assolto in corte d’appello.

E i reperti?

La sentenza di primo grado a carico di Pacciani, oltre a 14 ergastoli su 16, disponeva la "confisca degli oggetti in sequestro".

La sentenza d’appello - che ribaltò il verdetto di condanna e confermò l’assoluzione per il delitto di Signa del 1968 - ordinò "la restituzione agli aventi diritto di quanto in sequestro".

L’appello bis, imposto dalla Cassazione dopo l’annullamento del secondo giudizio, non si è mai celebrato per la morte di Pacciani, avvenuta nel febbraio del 1998.

Il 20 aprile di quell’anno, la corte d’appello fece l’udienza, che si concluse con la rituale formula del "non doversi procedere contro Pacciani Pietro in ordine ai reati a lui ascritti per intervenuta morte del reo".

Ma questa sentenza, fatta forse in fretta e furia, si dimenticò un dettaglio: quello di decidere sui beni in sequestro. E niente, su questo punto, decisero neanche i tribunali che giudicarono i compagni di merende.

Ecco quindi che oggi ci mette una toppa, a distanza di quasi trent’anni dall’ultimo processo, la corte d’assise.

Nessun familiare, prima dei francesi, ha mai chiesto indietro nulla. Ma quelle fotografie, oggi, oltre che un valore affettivo per le due figlie di Nadine, Anne ed Estelle, e la sorella di Jean Michel, Irene Kraveichvili, sommate agli appunti che Nadine era solita fare (al momento introvabili anch’essi) potrebbero dare nuova linfa all’indagine infinita.

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