STEFANO BROGIONI
Cronaca

“Kata è con noi”, la pista bluff e la telefonata di un narcos: "Vogliamo duemila euro"

Un ’guerrigliero colombiano’ ha chiamato la madre dicendo che la bambina è stata salvata dai trafficanti di organi e sta bene. Non è considerato credibile

Firenze, 9 giugno 2024 – Una telefonata nel cuore della notte, un numero colombiano, una voce in spagnolo di un “guerrigliero” che dice di avere Kata. Chiede soldi per rimandare la bambina peruviana a casa, dalla sua mamma che, sentendo quelle parole, scoppia in lacrime. Ci ha creduto, o forse sperato, che fosse finito l’incubo, esattamente un anno dopo la scomparsa di sua figlia che oggi ha più di sei anni.

Dopo le perplessità dei carabinieri, a cui è stata subito consegnata la registrazione della telefonata effettuata da Katherine Alvarez Vasquez, pure lei si è convinta che quell’uomo era soltanto un subdolo truffatore. Alle richieste di inviare una prova della presenza di Kata nelle sue mani, non ne è arrivata risposta alcuna. Invece l’uomo chiedeva duemila euro per le spese del viaggio.

Una storia ai limite dell’incredibile quella racconta dal “guerrigliero colombiano”: diceva che il suo gruppo aveva strappato la bambina da trafficanti di organi, che non le avevano fatto del male. La chiamata, arrivata intorno alla mezzanotte di giovedì, proveniva effettivamente da un’utenza del paese sudamericano. Purtroppo, a dodici mesi di distanza, la storia di Kata, rapita o scomparsa, presta il fianco a gente senza scrupoli o alle ipotesi più disparate.

Anche il procuratore capo Filippo Spiezia, ha dovuto ammettere che le indagini, mai interrotte dal 10 giugno dell’anno scorso, prendono in considerazione quattro piste principali. Il regolamento di conti nell’ambito del racket delle stanze, la pista dello spaccio di droga (un’attività illecita che si sarebbe dipanata anch’essa dentro l’Astor occupato), lo scambio di bambina, l’ipotesi della pedofilia.

Intanto, la procura continua a sentire e chiamare persone, anche se l’ambito investigativo resta quello molto vicino, in senso familiare e materiale, a Kata. Sono indagati i due zii, materno e paterno, entrambi presenti all’Astor quel giorno. Mentre è ormai certezza investigativa che Kata sia stata fatta uscire da via Monteverdi, dove c’è un “buco” nelle telecamere. Una circostanza che ha fatto dire al procuratore Spiezia che il rapimento di Kata è stato studiato e calcolato, non un’improvvisazione.

ste.bro.