BARBARA BERTI
Cronaca

Kalki Koechlin al River to River: "Quanto è difficile essere madri"

L’attrice e modella indiana al cinema La Compagnia dove si è tenuta l’anteprima del film Goldfish

Kalki Koechlin al River to River: "Quanto è difficile essere madri"

Kalki Koechlin al River to River: "Quanto è difficile essere madri"

"Quanto è difficile essere mamme. Ma è anche molto gratificante". A dirlo è attrice e modella indiana Kalki Koechlin, ospite del gran finale di "River to River", il festival che esplora il volto contemporaneo dell’India. Al cinema La Compagna, ieri, in una giornata tutta al femminile, era ospite anche Kalki Koechlin, celebre nel ruolo di Batya Abelman nella serie Netflix "Sacred Games". La 39enne è la protagonista del film "Goldfish" (in anteprima proprio al cinema di Firenze) di Pushan Kripalani: la storia di una donna, Anamika, costretta a confrontarsi con le ferite passato per affrontare il declino psichico della madre Safhana, interpretata da Deepti Naval, icona del cinema hindi.

"Goldfish" è la storia di due donne, madre e figlia che si ritrovano dopo 10 anni: come ha lavorato per creare questo tipo di rapporto?

"Attingendo al mio difficile rapporto con mia madre quando ero adolescente, ho trovato spunti familiari nell’atteggiamento del mio personaggio nei confronti di Sadhana, la madre. Ci sono molte cose non dette nel film, che ci siamo, però, confidate durante le prove, così quando la telecamera era davanti a noi sapevamo cosa ’non stavamo dicendo’ tra le righe".

Nella vita reale lei è madre: ciò ha influenzato il suo ruolo sul set?

"Questo è il mio primo film da quando sono mamma. A causa del Covid, quasi per un anno e mezzo sono rimasta a casa con la piccola. Poi è arrivato questo film: sono partita per Londra con ben due settimane d’anticipo rispetto alle riprese, proprio per far ambientare la bimba e trovarle una tata. Ma lei non ne voleva sapere della babysitter. La notte prima delle riprese ero esasperata, stanca e spaventata. La bimba piangeva, alle undici di sera ancora pianti. A un certo punto le ho detto: ‘ascolta amore, voglio davvero fare questo film, non lavoro da due anni, ti prometto che starò con te ogni mattina e ogni sera, ma nel frattempo ho bisogno che tu stia con tata Amanda. La mattina successiva, mia figlia, per prima cosa mi ha chiesto dove era la tata. Ho capito, così, che anche le mamme possono essere vulnerabili e che devono condividere con i figli le emozioni, i desideri e le aspirazioni. Non bisogna essere solo madri forti e tutte d’un pezzo".

Progetti futuri?

"Conciliare lavoro e famiglia. In ambito professionale ho un film in uscita su Netflix il 26 dicembre dal titolo Kho Gaye Hum Kahan".

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