La domanda che non ti ho fatto, il rimpianto dell’ex viola Benassi: "Con Joe scontri e abbracci"

"Ci ho parlato venerdì scorso, mi chiedeva sempre dei figli e della famiglia. Non ho mai trovato il momento per dirgli che vorrei tornare alla Fiorentina"

Firenze, 21 marzo 2024 – «Ho un grande rimpianto: già da due anni la Fiorentina non mi voleva più, ma finché ero lì dentro non ho mai trovato il momento giusto per riuscire a parlare con Barone e chiedergli quale fosse il motivo o se c’era qualcosa che non andava». Marco Benassi, 30 anni, è uno dei reduci del 4 marzo 2018, quando si svegliò in ritiro senza più il suo capitano.

Si spieghi meglio. «Venerdì scorso ho incontrato Joe mentre riprendevo i miei figli dopo il loro allenamento al Viola Park, abbiamo parlato cinque minuti del più e del meno, in maniera molto amichevole. Dopo la conversazione mi dissi: la prossima volta che lo incontro, visto che il mio sogno è sempre stato quello di chiudere la carriera a Firenze perché sento mia questa città, gli parlo e gli chiedo cosa fosse successo in passato, non fosse altro per dare me me stesso una spiegazione. Quel giorno non potrà più arrivare, ma continuerò sempre a sognare di poter tornare nella Fiorentina».  

Prima Astori poi Barone. Come si reagisce in questi casi estremi? «La prima tragedia l’ho vissuta fisicamente... ma anche questa è come se l’ avessi vissuta nella stessa maniera, fino a pochi mesi fa ero nel gruppo anche io. E in più continuavo a vedere Joe praticamente tutti i giorni agli allenamenti dei miei figli. In questi momenti alla squadra crolla il mondo addosso perché, come nel caso di Davide si perde un leader, una sorta di padre di famiglia, ti viene a mancare la figura che sai che ti protegge sempre e che è sempre pronta ad aiutarti, quindi soprattutto all’inizio è veramente un momento drammatico».

Come se ne esce? «Purtroppo so bene come ci si sente quando si è dentro: l’unica maniera per rendere orgogliosi prima Davide e ora Joe è quella di stringersi in un cerchio strettissimo e tirare fuori ognuno qualcosa in più, portare avanti quelle che erano le sue idee,le sue volontà. Ai tempi di Astori facemmo così e ottenemmo una striscia di vittorie incredibili, andando anche oltre a quello che era il potenziale effettivo di quella Fiorentina. Conosco ogni singolo membro che lavora al Viola Park e sono certo che anche questa volta società e squadra faranno qualcosa di speciale per rendere orgoglioso Joe».

Benassi, dica la verità: con Barone non sono state rose e fiori. «Ricordo benissimo quella volta che ci urlammo in maniera piuttosto accesa lo scorso gennaio. Ma per far capire che persona era Barone, il giorno dopo ci vedemmo al campo era come se non fosse successo niente, anzi mi chiese come stavano mia moglie e i miei figli. Sul lavoro a volte ci si scontra, ma Joe dimenticava tutto e il suo lato umano alla fine prevaleva sempre».

Un altro giocatore che era nella rosa della Fiorentina quando morì Astori è Riccardo Sottil, che oggi fa parte dei titolari. Anche il ragazzo ha lasciato il suo messaggio a Barone, affidandolo a Instagram: «Mi ha sempre seguito con affetto indicandomi la strada. Proveremo ad alzare un trofeo, che tu sognavi da tempo» ha scritto, concludendo il suo messaggio con una promessa che riassume il dolore e la gratitudine di un’intera squadra».

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