Luca Boldrini
Cronaca

Israele, la guerra non ferma gli angeli dei trapianti. “Sirene, esplosioni e paura”

I volontari del Nucleo operativo di protezione civile al lavoro per il trasporto del midollo per i malati di leucemia. Da Firenze la “regia” li guida in mezzo al caos

A sinistra Rosanna Modica, a destra il contenitore per il trasporto accanto al cartello che indica il rifugio di sicurezza in caso di allarme

A sinistra Rosanna Modica, a destra il contenitore per il trasporto accanto al cartello che indica il rifugio di sicurezza in caso di allarme

Firenze, 20 ottobre 2023 – Da una parte la festa per i 30 anni di vita della benemerita associazione fiorentina che è diventata esempio nel mondo per la logistica dei trapianti, dall’altra la paura, il caos e il coraggio dei volontari che non si fermano nemmeno davanti alla guerra.  Mentre a Firenze, sede del Nucleo operativo di protezione civile, si teneva la celebrazione nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la mente era da un’altra parte, in Israele, dove una volontaria era in missione. Come mesi fa in Ucraina, nemmeno stavolta la follia della guerra è riuscita a fermare il cuore di chi si mette in gioco per salvare la vita di uno sconosciuto.

Proprio nelle ore di scoppio delle ostilità una volontaria – la milanese Rosanna Modica – era a Gerusalemme per ritirare il midollo osseo in un ospedale. La prima donazione è stata portata a termine con successo a sole 24 ore dagli attacchi grazie agli sforzi della rete del Nopc per assicurare l’arrivo delle cellule in Italia. Basti pensare che questo tipo di trasporti avviene con una programmazione serrata e rigida, perché le cellule hanno una scadenza entro la quale vanno trapiantate. Una situazione già al limite in condizioni normali, coi volontari del Nopc che devono sempre fare i conti con le bizze del meteo, l’ottusità di tanti controllori doganali, la burocrazia, gli scioperi. Figuriamoci in un Paese sotto attacco. 

“Più volte mi sono chiesta come mi sarei comportata in una situazione critica o di pericolo, mi sono risposta che non lo sapevo e che forse solo nel momento in cui ti ci trovi sai come reagisci – dice Rosanna Modica – A un certo punto è suonata una sirena di quelle che siamo soliti sentire al telegiornale e si sono sentite delle esplosioni. Nella mia camera di hotel dove mi ero rifugiata di nuovo è suonata la sirena, questa volta seguita dalla richiesta di scendere tutti nel sotterraneo dell'hotel. Ci siamo trovati in una stanza lunga e stretta ad un paio di piani sottostanti il pianoterra, spaesati e un po' increduli. Mancava l'aria poiché eravamo stipati in uno spazio angusto e ho pensato alle persone che in Ucraina sono state costrette a viverci per lungo tempo. Io dopo dieci minuti non vedevo l'ora di uscire di lì”.

La sala operativa del Nucleo Operativo di Protezione Civile ha costantemente monitorato la situazione di concerto con l’Ibmdr, la banca dati italiana che trova a livello mondiale i donatori, e che dà al Nopc gli incarichi di andare in ogni dove a prendere in consegna i preziosi doni, nella fattispecie midollo osseo per trapianti salvavita per la cura delle leucemie. A volte il donatore è in Argentina e il paziente in Italia, a volte il paziente è in Islanda e il donatore in Russia.

Il giorno seguente è stato il momento del ritiro del prezioso dono, avuta conferma dall’ospedale che la donazione era in corso, usando tutte le possibili cautele. Nelle stesse ore le compagnie aeree progressivamente cancellavano i voli in partenza da Tel Aviv, quindi ricerca di nuovi voli, che avessero meno rischio di cancellazione, summit telefonici con Ibmdr e il Centro Nazionale Trapianti, che si sono attivati per assicurare la possibilità di rientro della volontaria e del suo prezioso carico che avrebbe trasportato.

“Dopo un trasferimento con ansia dall’albergo all’ospedale e poi all’aeroporto di Tel Aviv, e fatte le speciali procedure aeroportuali che per questi trasporti sono complicate e minuziose, finalmente la conferma che il volo sarebbe partito – dice ancora Modica - e il momento del decollo è stato come una liberazione, dall'ansia e dalla preoccupazione di non riuscire a rientrare e portare a termine la missione, poi l’arrivo in Italia a la consegna del dono della vita all’ospedale dove qualcuno fiducioso mi attendeva, e l'abbraccio della dottoressa del centro trapianti è stato un momento di pura felicità. Sono stata anche molto felice anche di scoprire che in quei momenti difficili sono riuscita a mantenermi calma, una bel mettersi alla prova”.

Non solo: il 10 ottobre il bis, con un altro volontario, il pugliese di Barletta Massimiliano Napolitano. “Sono andato a Tel Aviv via Istanbul - spiega – dopo un viaggio il cui itinerario è cambiato più volte a causa del progressiva cancellazione dei voli, ero in Spagna per un’altra missione e sarei dovuto andare direttamente in Israele, invece sono ripassato dall’Italia dalla Turchia, finalmente sono arrivato a Tel Aviv, che ho trovato praticamente deserta, più che durante il lockdown del Covid, la vitalità che caratterizza il lungomare era totalmente comparsa, i consigli erano di non avventurarsi in città”.

"Dopo un giorno trascorso chiuso in albergo e qualche allarme che ci ha costretto a scendere nel rifugio, sono andato all’ospedale e poi in aeroporto percorrendo agevolmente le strade deserte, qui il personale dell’aeroporto prontamente informato mi ha prontamente assistito per farmi superare i controlli di sicurezza, poi l’imbarco e finalmente in Italia, ancora un po' di viaggio per raggiungere l’ospedale del profondo sud Italia dove ho consegnato il dono della vita” conclude Napolitano.

Commosso e orgoglioso il fondatore e presidente del Nopc, il fiorentino Massimo Pieraccini: “Un grazie davvero speciale a questi due volontari, una che si è trovata nell’inferno e uno che non ha rinunciato ad andarci a dramma già scoppiato pur di non perdere la possibilità di aiutare delle vite a riprendere il proprio cammino, veri esempi di capacità e coraggio. Non è così scontato che ci sia qualcuno disposto a mettere a rischio la propria vita per salvare quella di qualcuno che probabilmente non conoscerà mai, ma fortunatamente una parte buona di umanità ancora c’è e siamo felici e orgogliosi di farne parte insieme ai donatori, alle associazioni del dono (Admo, Aido, Avis) alle istituzioni dome Ibmdr e Centro Nazionale Trapianti, e ai nostri fantastici volontari che sono sempre pronti a mettere la loro vita in pausa per raggiungere qualsiasi anglo del mondo dove un donatore si sia reso disponibile, tutti insieme per rendere questo mondo un posto migliore, in contrapposizione a chi le vite le sacrifica come nel caso di queste guerre.”

Il Nopc conta 114 volontari in Toscana e in tutte le regioni del Nord Italia, in Lazio, Puglia ma anche in Francia, Svezia, Spagna, Regno Unito, Usa e Argentina e nei suoi 30 anni di attività ha percorso milioni di chilometri su strada (87.000 solo durante i mesi più critici della pandemia), 2776 tratte aeree l’anno toccando 112 nazioni, 267 città, tutti e cinque i continenti per quasi 13mila vite salvate.