Il coraggio del vigile del fuoco. Anziani malati e cani in salvo: "Eroe? No, solo un pompiere. I pianti di gioia, la mia vittoria"

Marco Niccolai da venerdì mattina lavora incessantemente tra Campi e la centrale di via Farini "Torno poco dalla mia famiglia: 3-4 ore di sonno, una doccia, un pranzo frugale e si riparte".

Il coraggio del vigile del fuoco. Anziani malati e cani in salvo: "Eroe? No, solo un pompiere. I pianti di gioia, la mia vittoria"
Il coraggio del vigile del fuoco. Anziani malati e cani in salvo: "Eroe? No, solo un pompiere. I pianti di gioia, la mia vittoria"

Due gemelli di 5 anni, i loro genitori, una donna di 80 anni e il suo cagnolino e tante altre persone devono la vita alla squadra operativa dei vigili del fuoco coordinata da Marco Niccolai: 59 anni, pompiere da 30, da venerdì mattina lavora incessantemente tra Campi Bisenzio e la centrale di via Farini.

Poche ore di sonno, un abbraccio a moglie e figlie nella loro casa di Firenze e si riparte come tutti i colleghi, affinchè ci sia il doppio del personale in azione sia sull’emergenza alluvione che nell’ordinario.

Marco è solo uno dei tantissimi vigili del fuoco di Firenze, della Toscana e di tutta Italia che stanno lavorando senza tregua per salvare vite. Si calcola che solo nella giornata di venerdì, dalle 8 a mezzanotte, hanno portato in salvo da rischio morte 150 persone a Campi. Non vuole essere definito eroe. Non vorrebbe neanche dirci il suo nome: "Sono solo un pompiere". Negli ultimi tre decenni è intervenuto in tutte le calamità naturali in Italia. Stavolta si trova a lavorare vicino casa, in luoghi dove riconosce la distruzione causata dall’acqua e dal fango.

"La differenza è che qui posso tornare per qualche ora dalla mia famiglia: 3-4 ore di sonno, una doccia, un pranzo frugale, un abbraccio e si riparte per affrontare altri giorni e notti di lavoro incessante, senza pause. Non ci si può fermare. C’è bisogno di noi". Tra la decina di persone che solo venerdì ha portato in salvo, i più piccoli sono i due fratellini di 5 anni. "Erano in braccio a babbo e mamma – racconta -. I genitori erano infangati, loro no: sono stati nelle loro braccia per ore. Non volevano staccarsi, impauriti". Con tanta esperienza, il vigile del fuoco ha rotto il muro della paura. "Si sono affidati alle nostre braccia e li abbiamo portati in salvo". Una ottantenne, paziente oncologica, era rimasta bloccata in casa col cagnolino in collo. Fuori l’aspettavano marito e figlia, scampati al fango.

"Il vederli riabbracciarsi piangendo, è la mia vittoria più grande. Mi hanno ringraziato per la mia empatia: la gratitudine, l’affetto e stima che riceviamo, il "grazie" e il sorriso di un bambino sono il riconoscimento maggiore".

Una pizzeria di zona venerdì sera ha donato ai pompieri in servizio 30 pizze appena sfornate. "Almeno faccio qualcosa per voi" ha detto il pizzaiolo. "Son gesti così che rendono merito a tanta fatica" dice ancora Marco, prima di riprendere il suo lavoro.

"Dobbiamo avere competenze varie – sottolinea -: basi di primo soccorso perché spesso arriviamo dove i medici non arrivano, psicologia, empatia e tanta lucidità. Per fare questo mestiere bisogna essere un po’ folli e un po’ altruisti. Il vigile del fuoco è colui che corre laddove tutti scappano. Lo stress e la fatica sono elevatissimi e vanno saputi gestire. Quando abbiamo finito il lavoro e l’adrenalina scende, possiamo anche avere un attimo di crollo. Un pompiere piange sempre da solo. Ma poi si fa una doccia calda e riparte. Senza tregua finché c’è bisogno di noi".

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