CARLO CASINI
Cronaca

Il caso di Libera approda alla Consulta. La decisione entro la fine del mese

La 55enne, affetta da sclerosi multipla, ha chiesto l’accesso al suicidio assistito

La 55enne, affetta da sclerosi multipla, ha chiesto l’accesso al suicidio assistito

La 55enne, affetta da sclerosi multipla, ha chiesto l’accesso al suicidio assistito

Per la prima volta la Consulta tratta il tema dell’eutanasia con una sentenza su cui i giudici dovranno esprimersi con urgenza, si spera entro la fine di luglio. In attesa della decisione che, qualunque essa sia, inciderà su scelte etiche e politiche, i magistrati costituzionalisti hanno ascoltato in udienza le ragioni di Libera, attraverso i suoi avvocati. La donna, una 55enne toscana, è affetta da sclerosi multipla progressiva, completamente paralizzata e mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale: ha ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito stabilito dalla sentenza del 2019, quella scaturita dal caso del dj Fabo, ma non è fisicamente in grado di assumere autonomamente il farmaco letale e per questo chiede il coinvolgimento diretto di un medico nella somministrazione del medicinale che la porterebbe alla morte. "La Corte si è già espressa quattro volte negli ultimi sette anni sul tema del fine vita, in particolare sul suicidio assistito, ma oggi – spiega la segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo (nella foto) – per la prima volta il tema è stato quello dell’eutanasia e quindi del coinvolgimento diretto del medico". Libera (nome di fantasia scelto dalla stessa paziente per tutelare la sua privacy) è completamente paralizzata dal collo in giù, ha difficoltà nel deglutire e dipende dai suoi caregiver per tutte le attività quotidiane – spiega l’Associazione – Ha rifiutato la sedazione profonda perché vuole essere lucida e cosciente fino alla fine. Per questo, assistita dai suoi legali, ha presentato un ricorso d’urgenza al tribunale di Firenze, con un’azione di accertamento, affinché autorizzi il medico di fiducia alla somministrazione del medicinale. "Questo intervento diretto – chiarisce Gallo – integrerebbe il reato di omicidio del consenziente. Il 30 aprile scorso il tribunale di Firenze aveva quindi sollevato la questione di legittimità costituzionale che punisce con la reclusione fino a 15 anni ‘chiunque cagiona la morte di un uomo col consenso di lui, senza ammettere eccezione alcuna, a differenza dell’attuale formulazione dell’articolo 580 che depenalizza l’aiuto al suicidio per persone nelle condizioni di Libera. Lei non chiede un diritto speciale, vuole semplicemente che la sua libertà di autodeterminarsi non venga annientata dalla propria condizione fisica".