Emanuele Baldi
Cronaca

Nuove gru e vecchie bellezze. Cambia la cartolina di Firenze

Tante, troppe, le scale di ferro che spiccano dallo skyline del centro storico. La domanda di fiorentini e turisti è legittima: "Perché tutti adesso questi lavori?"

Spuntano come funghi le gru sul centro della città, e se ne possono notare altrettante in direzione della Piana

Spuntano come funghi le gru sul centro della città, e se ne possono notare altrettante in direzione della Piana

Firenze, 13 maggio 2024 – Una. Due. E non c’è due senza tre. Poi un bel poker, quattro. Provate a volgere lo sguardo dalla torre della Zecca Vecchia verso il Ponte Vecchio, poi alzate gli occhi di 30 gradi o giù di lì. Risultato: una sfilza di gru che spuntano come funghi ad ottobre. Non esattamente in un hub commerciale o in un interporto di periferia. Ma sul crinale morbido che dal piazzale discende all’Arno e che noi non chiamiamo la collina più bella del mondo solo per non essere tacciati ancora una volta del solito rinascimentale provincialismo.

Interventi perfettamente legittimi, maquillage a edifici storici con ogni permesso del caso, non lo mettiamo in dubbio. Ma il punto è un altro: per un attimo svestiamo i panni dei cronisti prima, e dei cittadini poi, e ci limitiamo a una semplice osservazione: al netto della necessità di ogni singolo intervento, era davvero necessario calendarizzarli tutti insieme disegnando un panorama, oggi si dice skyline, non certo brutto, ci mancherebbe, ma inutilmente depotenziato della sua esplosiva bellezza?

E ancora, provate a salire al Piazzale, e stavolta lo sguardo buttatelo in giù: assieme alle succitate gru ne scorgerete altrettante in direzione Piana, assieme a quella ormai monumentale in mezzo al Corridoio Vasariano, che praticamente accompagna ormai ogni fiorentino dalla culla alla calvizie dell’età matura. Forse in queste settimane di nevrotica campagna elettorale, dove si tiene costantemente lo sguardo orizzontale a cercare grane varie ed eventuali, oggi da denunciare domani da annotare in agenda, converrebbe verticalizzarlo, quello sguardo, e dare un’occhiata a quello che succede, per esempio, nella collina di San Niccolò. Perché certe grandi bruttezze non si annidano soltanto nell’improbabile campionario di chincaglierie esposte - grembiuli con le grazie del David in bella mostra, maschere veneziane anche se il Ponte di Rialto non è esattamente a Bellariva - ma a volte sono, anche per così dire, sospese in aria.

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