
Massimo Rossi, presidente del Comitato
Si preparavano a festeggiare, i pendolari del Mugello in viaggio sulla ferrovia Faentina. Ieri, primo giorno senza ritardi e disservizi. E invece no. In stazione a Firenze ecco la scritta più temuta: cancellato. Era il treno delle 14.40, quello che riportava in Mugello le persone che lavorano a Firenze e che escono alle 14. E per aumentare la beffa, per una comunicazione malandrina, prima la scritta "ritardo 10 minuti", poi divenuti 50 e infine treno cancellato, non sono riusciti neppure a salire sul treno diretto a Borgo San Lorenzo via Pontassieve.
Il presidente del Comitato Pendolari Massimo Rossi all’inizio preferirebbe tacere: "Non abbiamo più parole, che c’è da dire?" Poi ci ripensa: "Scrivi che siamo disperati. Nel senso che non ‘è più speranza. Macché comitato pendolari macché proteste, qui non ci ascolta nessuno, qui se ne fregano tutti". In effetti i rari interventi dell’assessore regionale ai trasporti non sembrano avere grande ascolto in casa Rfi e Trenitalia, e i sindaci mugellani – salvo ieri quello di Marradi – neppure hanno aperto bocca per protestare dopo l’incredibile ripresa del servizio dopo un mese di stop. "Ma come? – continua Rossi -. Riaprono la linea dopo un mese e il primo treno che passa è bloccato da uno scambio. Ma che diavolo di prove avevano fatto? Che sicurezza assicurano? Ci hanno tenuti fermi per quasi un mese, senza treni, chi ha dovuto usare l’auto, chi è stato costretto a prendere ferie, e dopo un mese non passa giorno che non ci sia un guasto, su una linea dove hanno lavorato per un mese di fila?".
Oggi si risale sui treni della linea mugellana, e i viaggiatori si chiedono se saranno più fortunati. O se continuerà la serie di sorprese in negativo. Perché i disservizi, dopo un mese di stop sull’intera linea, da Firenze a Faenza, sono ancora più inaccettabili.
Paolo Guidotti