Disastro in Toscana. I torrenti esondano ancora e le case tornano sott’acqua: "Le idrovore non bastano"

Polemiche a Pistoia, lavori sull’argine fatti un mese fa. In alcuni Comuni acqua dei rubinetti non potabile. Appello di Confartigianato Imprese alle ditte edili: troppa acqua da levare, mettete a disposizione i mezzi.

La notte in Toscana è ancora fatta di incubi: il maltempo continua a far disastri. Come a Quarrata, nel Pistoiese, dove il torrente Stella ha tracimato un’altra volta, aggravando una situazione già tragica per molte famiglie. Lacrime di disperazione e rabbia, perché molti hanno ricominciato da capo: avevano appena faticosamente superato la prima piena, che se ne sono ritrovata un’altra.

Di una violenza inaudita. La gente qui è stremata. Si punta il dito contro i lavori a un’argine del torrente, fatti a ottobre. I residenti si lamentano perché si sentono soli: "Ad aiutarci ci sono i parenti o gli amici del paese", dicono nella frazione di Casini, epicentro di questa seconda ondata.

Ancora tremila case sono senza corrente elettrica nella regione, l’acqua dei rubinetti non è potabile per i cittadini di Montale (dove l’altra notte ha esondato un’altra volta l’Agna), Campi Bisenzio e Poggio a Caiano. Molte abitazioni sono ancore isolate. La gente però resiste, anche a costo di sfidarlo, questo maltempo che ha ucciso otto persone: nei punti di accoglienza per gli sfollati dorme solo chi non ha nessuna alternativa.

Tuttavia, la giornata di ieri ha dato tregua almeno dal punto di vista meteorologico. Così, una domenica di sole, è stata sferzata da un vento che può aver dato una mano ad asciugare la tanta acqua che ha trasformato in sterminata palude le terre che sono anche quelle del vino e dell’olio, oltre che del tessile e del manifatturiero.

Ma più che il libeccio, è la grande partecipazione popolare che sta spingendo le gente di queste zone martoriate.

A Prato, a Campi Bisenzio, a Cerreto Guidi, si sono presentate decine di persone, molti giovanissimi, armati di pala e buona volontà. Pure gli ultras della Fiorentina, che anche ieri, in polemica con il governo del calcio che non ha rimandato la partita del Franchi contro la Juventus, erano a togliere fango nella cittadina dell’hinterland fiorentino dove 23mila persone sono ancora alle prese con le conseguenze della rabbiosa fuoriuscita, giovedì sera, di due fiumi, il Bisenzio e la Marina.

Campi Bisenzio lotta contro l’acqua, soprattutto nel paese di San Piero a Ponti. Servirebbero più idrovore delle 55 disponibili (Confartigianato imprese ha fatto un appello alle ditte edili affinché ne mettano a disposizione, ce ne sono 80 in tutta la regione) e, ricalcando il modello Emilia-Romagna, dovrebbe andare in porto in queste ore un accordo con gli spurghisti, che con i loro mezzi possono togliere le acque da strade e scantinati ancora allegati e anche liberare fogne che, impastate di fango, non ricevono, rendendo perfino vana la fatica di queste ore.

Si lavora a un accordo quadro con questa categoria anche per evitare speculazioni, come quelle denunciate dall’assessore Monni: "Ci è stato segnalato da molti cittadini che alcuni spurghisti stanno chiedendo anche 10mila euro per svuotare le cantine. Con un accordo quadrò sarò solo Alia a gestire la questione, con tariffe orarie concordate, così da evitare fenomeni speculativi che sono insopportabili".

Nel modello Emilia-Romagna saranno definite anche le modalità di smaltimento dei fanghi: arriveranno deroghe agli impianti per quanto riguarda i liquidi, saranno individuate aree di stoccaggio dei fanghi fino a che essi non diventeranno palabili. "Ma si tratta di aspetti tecnici che saranno affrontati anche con Arpat, trattandosi di ambiente", ha aggiunto Monni. E poi i rifiuti: sono già almeno 150mila tonnellate, pure questi da smaltire. Un’emergenza nell’emergenza.

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