Del Re, processo ai dem: "Da loro solo porte in faccia. Mamma mi dice: non mollare"

La ribelle del Pd: "Mio padre dietro la mia battaglia? Idea patriarcale, lui mi voleva magistrato". Su Funaro: "Non mi ha mai chiamata prima del voto di San Bartolo". "Giani? Si è allineato all’asse"

Firenze, La Nazione, intervista a Cecilia Del Re (Giuseppe Cabras/New Press Photo)

Firenze, La Nazione, intervista a Cecilia Del Re (Giuseppe Cabras/New Press Photo)

Firenze, 29 dicembre 2023 – “Lo strappo con il Pd? È stata una scelta sofferta perché è stato da sempre casa mia...". Ma in quella casa, dice Cecilia Del Re – ex assessora nardelliana defenestrata per aver detto in primavera di non vedere poi come un’eresia il passaggio del tram al Duomo per allacciare San Marco a Santa Maria Novella – le cose erano cambiate da un pezzo e insomma l’ora di far le valigie non era più procrastinabile.

Del Re alla fine ha rotto con i dem locali e creato il suo gruppo ’Firenze democratica’. Ci ha pensato a lungo?

"Per mesi ho provato a cercare un dialogo, anche dopo l’assemblea del 4 dicembre in cui è stata cancellata definitivamente l’ipotesi delle primarie da me richieste e si è scelta Sara Funaro come candidata sindaco".

Ma?

"Ma il partito ha scelto di ignorare l’esistenza di una parte, e anche il delegato nazionale prima dell’assemblea ha trovato le porte chiuse anche su terzo nome o semplice rinvio. Ci siamo sentiti ignorati, si è scelta una soluzione predefinita senza confronto. Hanno scelto di fare così, di alzare un muro".

I nomi di chi lo ha fatto?

"Beh si sanno. Il segretario cittadino del Pd Andrea Ceccarelli, il sindaco Dario Nardella. Diciamo che non mi hanno fatto più sentire a casa. Da un pezzo".

Forse da quando si dichiarò favorevole al passaggio delle rotaie da piazza del Duomo?

"Espressi un mio parere, il sindaco probabilmente colse la palla al balzo per allontanarmi dalla giunta. Ma già da mesi avevo capito che non rientravo nei suoi progetti, le mie deleghe erano già state depotenziate un anno prima. Forse Nardella temeva diventassi troppo ingombrante".

Per l’alto numero di preferenze che lei ha a Firenze?

"Più che altro per il mio lavoro costante a contatto con la gente, con la città che credo sia stato apprezzato".

Crede che il sindaco avesse già in mente Funaro?

"Sì, comunque è una persona a lui molto vicina".

Funaro ha detto: ’Cecilia, ripensaci, le porte sono aperte’. Che pensa di questo appello?

"È tardivo, sono parole di circostanza. Prima dell’assemblea del 4 dicembre non mi aveva mai telefonato lasciando che gli altri del partito agissero per lei. Io ho provato a muovermi anche con il responsabile nazionale dell’organizzazione del Pd ma a quanto pare anche lui ha trovato un muro eretto dal partito fiorentino. Ora si dicono stupiti della mia scelta. Ebbene io sono stupita del loro stupore".

Un Pd locale così rigido?

"E’ mancata trasparenza, non ci sono mai stati trasmessi gli atti votati o quelli delle consultazioni per la formazione della coalizione di centrosinistra nonostante le richieste. Il Pd si è chiuso in se stesso e ha deciso. Eppure nasce come partito plurale, aperto, democratico. Ma io penso a Elly Schlein e nel Pd nazionale ho fiducia".

Si spieghi meglio

"Anche lei a un certo punto non si è più trovata. E’ uscita, ha riunito forze civiche, poi è rientrata e ha vinto le primarie".

Ha inciso la sua famiglia nelle ultime scelte politiche?

"Sono fortunata, mi hanno sempre supportato e trasmesso valori importanti. Alla fine i miei genitori sono persone normali, lontane dalla politica, hanno studiato, si sono conosciuti al Liceo Galileo, mia mamma e’ professoressa e mio babbo un avvocato. Io non ho un nonno che ha fatto il sindaco...".

Molti vedono in suo padre l’uomo che la spinge.

"Le faccio vedere una conversazione su WhatsApp con lui (la mostra ndr ). Quando capii di non rientrare nei progetti di Nardella gli scrissi ’Babbo, quando è il concorso in magistratura?’. Lui mi rispose ’Mi rendi l’uomo più felice del mondo’. Capito? Mio padre non ha determinato le mie scelte, mi supporta come ogni padre, è solo un avvocato conosciuto. Mi ha sempre sostenuto ma se c’è qualcuno che magari mi ha spinto ora a andare comunque avanti quella è stata mia madre: ’Cecilia, non mollare ora’. Per lanciare anche un messaggio alle donne, è una femminista pure lei.

Renzi la invita alle primarie. Che farà?

"Ora è il momento del dialogo con tutte le forze politiche del centrosinistra, senza veti, poi decideremo".

Che forse se la vedrà con Eike Schmidt. Che pensa di lui?

"Può pescare voti anche nella sinistra fiorentina più moderata. C’è da stare quindi attenti".

Presto per i programmi, ma le sue priorità per Firenze?

"Risolvere il problema della casa anzitutto. I prezzi di immobili e affitti altissimi allontanano le persone: non possiamo accettarlo. E serve ripensare la città in chiave metropolitana, connessa con il suo hinterland nelle infrastrutture e nei trasporti. Non possiamo più permetterci di essere Firenze-centrici".

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