Da Firenze a Gaza: ragazza palestinese lancia una raccolta fondi per aiutare la famiglia

Ghadir AbuMiddain, giovane donna di 28 anni, dallo scorso dicembre sta frequentando un dottorato presso la scuola Normale Superiore di Firenze

Come si vive a Gaza (foto di repertorio Ansa)

Come si vive a Gaza (foto di repertorio Ansa)

Firenze, 2 aprile 2024 - “Questa raccolta fondi è destinata principalmente alle mie sorelle e ai loro figli che hanno perso la casa, attualmente sono ospitate nel centro di Gaza dai nostri parenti”. Scrive Ghadir AbuMiddain su GoFundMe, una giovane donna di 28 anni, di Gaza, che dallo scorso dicembre sta frequentando un dottorato in Scienza Politica e Sociologia presso la scuola Normale Superiore di Firenze: “Al momento non sono con la mia famiglia per sostenerla, quindi ho deciso di fare questa campagna per sostenere finanziariamente la mia famiglia per aiutarla almeno a sopportare la brutale guerra a Gaza”. La solidarietà e la vicinanza intorno a Ghadir e alla sua famiglia da parte di amici e conoscenti non si è fatta attendere e, al momento, sono stati donati oltre 4mila euro.

La mia famiglia non ha più risparmi e non ha abbastanza denaro per sopravvivere alla guerra in corso dall'ottobre 2023. Con la perdita delle nostre case, dei vestiti, degli effetti personali e della nostra fonte di reddito (la mia famiglia aveva una stazione di servizio che è stata bombardata), la mia famiglia fa affidamento sulle vostre donazioni per mantenersi in vita” è l’appello di Ghadir. In questo momento su GoFundMe sono tante le raccolte fondi per aiutare chi si trova a Gaza, molte le storie presenti su una pagina che contiene anche indicazioni pratiche su come raccogliere fondi per coloro che vorrebbero lasciare Gaza. La raccolta fondi di Ghadir è raggiungibile a questo link https://www.gofundme.com/f/help-my-family-survive-during-the-war-on-gaza.

Come si vive a Gaza. Le scatole di cartone sono esposte in ordine su un marciapiede in una delle strade principali di Khan Yunis, la città della Striscia a sud di Gaza dove da settimane si stanno accalcando masse sempre più grandi di sfollati sospinti in continuazione dall'esercito israeliano. Ed in bella vista ha esposto olio di girasole. Da due settimane i benzinai sono chiusi e le automobili sono ferme nei parcheggi. Allora niente di meglio che ricorrere all'olio per friggere. "Certo, emana un cattivo odore", ammette un tassista, "e probabilmente alla lunga rovina anche il motore. Ma in qualche modo dobbiamo pure usare le auto". Il via vai di carretti trainati da asini chiarisce a tutti quanto sia pesante la crisi. Le loro tariffe da queste parti hanno raggiunto quelle dei taxi, anche se la velocità di trasporto lascia a desiderare. "Però è impossibile rimanere coinvolti in incidenti stradali", assicura ai passanti il proprietario di un carretto. Di certo la guerra in corso ha stimolato la creatività della gente di Gaza. Qualcuno ha diffuso oggi fogli di quaderno, scritti a mano che illustrano - almeno in teoria - come desalinizzare l'acqua del mare della vicina Deir el-Ballah per renderla potabile, visto che le bottiglie di acqua minerale introdotte dall'Egitto con decine di camion di aiuti umanitari non sono ancora arrivate alla gente che è per strada. Ma i primi tentativi di desalinizzare l'acqua del mare, dicono a Deir el-Ballah, "sono falliti. La bevanda che abbiamo ottenuto mette ancora più sete".

Più facile migliorare la qualità dell'acqua marroncina che esce dalle tubature delle case. "Basta farla passare - viene spiegato - attraverso uno strato di cotone e un po' di stoffa, e poi aggiungere un po' di zucchero". In assenza di corrente elettrica grande successo riscuotono poi gli importatori di piccole radio transistor cinesi che si caricano da sole grazie a piccoli pannelli solari: con soli 25 shekel (6 euro) si ottiene una radio che, esposta ai raggi del sole, non tace mai. Alla grande vanno anche le biciclette, che negli ultimi anni erano state un po' abbandonate. La mancanza di gas da cucina ha spinto questi sfollati a cercare soluzioni di emergenza. Gruppi di persone armate di seghe si sono diretti ieri al cimitero di Deir el-Ballah, noto per i suoi alberi frondosi, per segare la quantità maggiore possibile di rami. "Ormai - hanno raccontato - per cucinare occorre preparare piccoli fuochi sotto casa ed i cartoni nei cassonetti dell'immondizia sono finiti".

Terminato il sopralluogo nel cimitero, gli uomini si sono poi diretti alla via Sallah-a-din, l'arteria principale di Gaza. Anche quegli alberi saranno presto un ricordo del passato. Ma mentre nei cortili delle case si moltiplicano i fuocherelli delle casalinghe intente a cucinare, l'aria di Khan Yunis diventa sempre più irrespirabile. Fra i molti che hanno perso il lavoro passando forzatamente dal nord della Striscia verso il sud, una categoria non se la passa malissimo: è quella dei barbieri. Infilati i loro rasoi e le loro forbici in una borsa, adesso prosperano nelle strade. Fatti accomodare i loro clienti su seggiole disposte sui marciapiedi, continuano a radere e ad aggiustare capigliature. Sono scene viste in bianco e nero nei film di decine di anni fa. Oggi sono tornate ad essere la normalità dopo settimane di guerra. Maurizio Costanzo 

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