Archivio di Don Milani. La Fondazione fa ricorso

Opposizione all’ordinanza del giudice di Monza: "Il giudice si è sbagliato"

FIRENZE

La guerra per l’archivio di Don Milani non si ferma all’ordinanza del giudice di Monza, che ha respinto il ricorso della Fondazione presieduta da Agostino Burberi, e riconosciuto la titolarità della custodia alla figlia e alla moglie di Michele Gesualdi.

La Fondazione Don Milani, assistita dall’avvocato Pietro Ichino, ha impugnato il provvedimento "ritenuto fondato il timore di un pregiudizio concreto, grave, imminente ed irreparabile per la Fondazione, derivante dalla pubblicazione dei documenti di sua proprietà da parte di terzi privi di qualsiasi titolo per farlo, con la richiesta al tribunale di impedire il suddetto pregiudizio con i provvedimenti ritenuti più idonei, ordinando alle signore Sandra Gesualdi e Carla Carotti l’immediata reintegra della Fondazione nel possesso del materiale archivistico".

L’atto stato depositato al tribunale brianzolo l’altro ieri.

"Michele Gesualdi uno tra i primi allievi di don Milani e quello che gli è stato più vicino - ricostruisce il legale - fin dalla morte del Priore (1967) ha promosso insieme agli altri allievi l’opera di raccolta delle sue lettere e di altri documenti relativi alla sua vita e al suo insegnamento; dal 2004 è stato presidente della Fondazione, a capo della quale ha proseguito, con gli altri, l’opera di raccolta e conservazione di quell’archivio, fino alla morte (avvenuta nel 2018)".

"Lo stesso Michele Gesualdi - prosegue -, come è documentalmente provato, in almeno quattro occasioni ha riconosciuto esplicitamente e pubblicamente che la raccolta e la conservazione di quei documenti era stata operata dalla Fondazione. Fin dal 2005 poi Gesualdi, sempre come presidente della Fondazione, fece svolgere da Franca Righini, socia della stessa Fondazione sin dal suo nascere, un lavoro di catalogazione del materiale archivistico, chiedendo altresì alla medesima Righini di interessarsi per rintracciare un adeguato spazio fisico dove conservarlo. In un primo tempo si pensò alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, ma l’idea non andò in porto e pertanto, non disponendo la Fondazione di spazi dove tenere l’archivio, si accettò di buon grado l’offerta di Michele Gesualdi di conservarlo a casa propria come atto di cortesia verso la medesima Fondazione da lui presieduta". "L’ordinanza del tribunale - conclude l’avvocato Ichino - si fonda su errori in punto di fatto e incongruenze che risultano evidenti. La Fondazione, infatti, ha prodotto copiosa documentazione da cui si evince che gli scritti pubblicati, sebbene fossero conservati presso l’abitazione di Michele Gesualdi per mere questioni logistiche e di cortesia erano pacificamente nella disponibilità della Fondazione medesima, come riconosciuto pubblicamente da Michele Gesualdi stesso in diverse occasioni e, dopo la sua morte, anche dalla stessa signora Sandra Gesualdi. Inoltre, la tesi che a un certo punto Michele Gesualdi abbia agito considerandosi legittimo titolare delle Lettere di don Lorenzo Milani non è sostenibile perché la trasformazione dalla detenzione al possesso non può avvenire mediante un semplice atto di volizione interna, ma deve estrinsecarsi in un uno o più atti esterni, dai quali sia consentito desumere la modificata relazione di fatto con la cosa detenuta, in opposizione al possessore".

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