Promuove l'anoressia online (foto di repertorio)
Promuove l'anoressia online (foto di repertorio)

Firenze, 20 settembre 2019 - «Mangia nuda davanti allo specchio», «datti dei pugni nello stomaco, non sentirai la fame», «vomita ogni volta che sgarri». Sono solo alcuni dei folli comandamenti che siglano l’ingresso nell’inferno ‘pro Ana’, dove ‘Ana’ sta per anoressia e il pro per l’istigazione a idolatrarla come fosse una divinità. Un decalogo mortifero che circola in Rete, sotto forma di blog, dove le adolescenti, alcune poco più che bambine, si scambiano tecniche deliranti per diventare pelle ed ossa nel nome di una magrezza esasperata che diventa l’unico ago della bilancia per pesare bellezza e autostima.

Due anni fa un forum che glorificava l’anoressia, messo in piedi da un’adolescente di Porto Recanati, fu oscurato dopo la segnalazione della madre di una ragazzina che aveva smesso di mangiare da quando seguiva i precetti della blogger, che fu poi denunciata per istigazione al suicidio. In Italia però non è così semplice chiudere questi blog in quanto non c’è una legge che lo consenta. Nel 2008 ci provò l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin che presentò un disegno di legge mirato a oscurare le circa 300mila piattaforme che promuovono anoressia e bulimia, ma quella proposta è rimasta lettera morta come le altre presentate in anni successivi. Su internet di blog e forum ‘in chiaro’ ce ne sono ancora a bizzeffe, anche se sono quasi tutti inattivi. Le conversazioni si sono spostate in chat private su Whatsapp, difficili da scovare e quindi meno soggette a una possibile chiusura. 
 
Ma è così complicato entrare in uno di questi gruppi? Lo abbiamo verificato e, dopo aver lasciato la mail in un vecchio forum, ricevo un test: "Quanto pesi? Cosa sei disposta a fare pur di dimagrire?». In un pomeriggio di luglio mi trovo catapultata in un gruppo Whatsapp dove vengo ‘battezzata’ con un avviso: «E’ obbligatorio seguire queste regole, senza sgarrare». Ecco il decalogo: «Non mangiare più di 500 calorie al giorno, fai una giornata di digiuno a settimana. Per ogni regola infranta punisciti con altri giorni di digiuno». La follia è alle stelle e l’età è bassissima. La chat è popolata da una ventina di ragazzine, tutte tra i 14 e i 20 anni, una addirittura ne ha 12. Il senso delle loro giornate è scandito solo dai numeri: quei chili che devono scendere e il conteggio ossessivo delle calorie. E poi, foto che mostrano corpi scheletrici e che fanno piombare nel panico le ragazze: «Dobbiamo diventare come loro». Scrivono in maniera compulsiva dall’alba fino a notte fonda. 
 
Alle una di notte Francesca scrive: «Sono terrorizzata, oggi ho mangiato un gelato. Quante calorie avrò preso e come faccio a smaltirlo? Vi prego aiutatemi». Silvia cerca suggerimenti per ampliare il ventaglio di scuse da inventare a mamma e papà per saltare la cena. «In famiglia sospettano che stia facendo una dieta pro ana – scrive Arianna, 16 anni che vuole arrivare a 47 chili –, ho bisogno di suggerimenti per depistare». «Lascia carte di caramelle a giro – le risponde Chiara, 14 anni - oppure mastica di nascosto e poi butta via tutto in un tovagliolo senza farti vedere».

La parola anoressia non viene mai usata dalle ragazze ma è il convitato di pietra di qualsiasi conversazione: dalla lista degli esercizi da fare disperatamente a casa per abbattere la ben che minima caloria, alla frustrazione per aver mangiato in una giornata un solo ghiacciolo e non aver ancora perso un etto. Laura va in paranoia perché tra qualche giorno partirà per le vacanze con i suoi genitori e non sa come fare a «digiunare con loro sempre tra i piedi». E’ un’incitazione collettiva alla magrezza e chi, come me, non partecipa alla discussione viene rimosso. Scrive Aurora poco prima di farmi fuori: «Ragazze perché non eliminiamo chi non è attivo? Potrebbe essere qui per spiarci». Tant’è. E mi ritrovo rimossa dalla chat.

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In Italia i dati sono allarmanti: oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca) tra anoressia, bulimia e binge eating. «Nel nostro Paese – spiega Laura Dalla Ragione, referente scientifico del Ministero della Salute per i Dca e direttore della Rete disturbi del comportamento Alimentare in Umbria – nel 2017 ci sono stati 3126 morti in seguito ai Dca, l’80% sono donne, il numero dei maschi è in progressiva crescita. E’ la seconda causa di decessi tra i giovani dopo gli incidenti stradali». «Il dato di mortalità – prosegue Dalla Ragione - è ancora molto alto perché, nonostante siano aumentati i servizi, continuano a morire tutte quelle persone che si sono ammalate negli anni Novanta, persone nelle quali la malattia si è cronicizzata. Questo dimostra quanto sia importante la tempestività nel riconoscere i sintomi e intraprendere il percorso di cure. Oggi ci sono terapie molto specializzate e se la diagnosi è precoce si può guarire. Certo è, che si è abbassata molto l’età, abbiamo già dei casi anche a 8 anni».

Diventa fondamentale dunque il ruolo della famiglia che sappia strappare ai figli quella maschera che troppo spesso indossano per nascondere fragilità e fame d’amore. «Mia figlia – racconta Danilo, un padre fiorentino – intorno ai 14 anni aveva cambiato umore, era sempre triste e nervosa. Pensavamo fosse il tipico malessere dell’adolescenza ma il suo stato d’animo andava peggiorando finché un giorno fu lei stessa a confessarci che stava male, era tormentata: ‘Sento delle voci, mi dicono di non mangiare’». Per Danilo e la sua famiglia inizia un calvario durato anni, tra ricoveri, ricadute e il baratro di 38 chili di peso. «Il cammino verso la guarigione – spiega il papà toscano che oggi fa parte di Conversando, un’associazione che fa capo all’ospedale fiorentino di Careggi e che aiuta le famiglie con figli affetti da Dca - è iniziato solo quando da parte di mia figlia c’è stata la presa di coscienza della malattia. Da quel momento la strada, se pur faticosa, è stata un lungo viaggio per allontanarsi da quelle voci. La guarigione si trova con la famiglia perché è vero che a casa ci si ammala ma a casa, lottando tutti insieme, si guarisce». E quella farfalla oggi è rinata e ha fame di vita.

serena.valecchi@lanazione.net