Agricoltura, sale l’allarme cinghiali: "Ora serve un piano di abbattimento"

L’esasperazione dei coltivatori mugellani: "Sparite le colture di mais. In crisi girasoli e anche il grano"

Agricoltura, sale l’allarme cinghiali: "Ora serve un piano di abbattimento"

Agricoltura, sale l’allarme cinghiali: "Ora serve un piano di abbattimento"

Ogni mattina gli agricoltori mugellani si avvicinano ai loro campi col fiato sospeso. Perché spesso si trovano davanti a veri e propri disastri, causati dai cinghiali. Come nei terreni dell’azienda agricola "Il Grillo" dei fratelli Bonini, a Luco di Mugello. Hanno una stalla dove si produce latte. E nei campi si produce, o si dovrebbe produrre, il mangime naturale per le loro mucche.

"Purtroppo – dice Daniele Bonini – abbiamo dovuto smettere di seminare il mais. Ormai, e da anni, i cinghiali non consentono più questa coltivazione. . Seminiamo il sorgo, che ai cinghiali piace meno. E tanti terreni siamo costretti a tenerli a prato. Il cinghiale danneggia anche il prato ma alla fine qualcosa si riesce a raccogliere." Risultato, la farina di mais va acquistata altrove, aumentano i costi, e la filiera non è più tutta a km 0. Sugli indennizzi Bonini è netto: "E’ un rimborso, non un risarcimento. Ma a me i rimborsi interessano poco: voglio svolgere la mia attività e raccogliere i miei prodotti, voglio essere libero di seminare ciò che mi serve e conviene". Anche Vincenzo Scelsi, che da una vita coltiva cereali, nei suoi campi a Sant’Agata di Mugello, dai cinghiali è condizionato. "Il mais non si può più coltivare, e anche per girasole e grano è un bel problema. Siamo in difficoltà" Rimedi? "Ne abbiamo provati tanti, i recenti elettrici, il cannoncino che però funziona tre giorni perché poi si abituano. A volte abbiamo contato branchi con più di 40 animali. Entrano nei campi, buttan giù tutto, per una pannocchia mangiata, son dieci piante distrutte. Danni? Notevoli. Ma sono anni che neppure li richiedo più, troppa burocrazia". Anche Bonini è sfiduciato: "Abbiamo provato di tutto, false semine, recinzioni elettriche, ma il costo della prevenzione supera il valore di ciò che si raccoglie. Non si possono chiudere tutti i campi con le recinzioni. Non è un vigneto, i cereali hanno un valore più basso, non ne vale la pena". "Il Mugello è in prima linea, ha una fauna selvatica sempre più abbondante - nota il presidente provinciale Firenze-Prato di Coldiretti Buonamici -.Occorrono misure straordinarie, un piano strategico per abbattere ungulati in sistematicamente".

Paolo Guidotti