"Pare che Leonardo da Vinci possedesse un manoscritto di Dante, ai tempi in cui lavorava alla bottega del Verrocchio. E ho scelto Vinci perché non potevo non mettere insieme Dante e Leonardo". L’attore e regista Massimiliano Finazzer Flory presenta così "Dante per i borghi. Viaggio favoloso nell’Italia che c’è", il progetto itinerante in venti tappe che lo vede impegnato nelle letture teatrali dantesche. E Vinci ospiterà domani alle 18 (alla palazzina Uzielli, ingresso libero) l’unica tappa toscana che mira ad un unire cultura e promozione del territorio, a cura dalla Società Dante Alighieri, del Ministero del Turismo, del Giubileo 2025 – Pellegrini di Speranza e con il patrocinio del Comune di Vinci, della Società Geografica Italiana, della Strada dell’Olio e del Vino del Montalbano e di Dove (oltre al sostegno di Intesa San Paolo).
A cosa assisterà lo spettatore?
"Ad un viaggio favoloso nell’Italia che c’è, per l’appunto. Vinci è reale, ma anche simbolica per quel che evoca. L’invito che rivolgo è: facciamo i turisti in casa nostra, cominciamo a muoverci e conoscerci. Sono un tifoso dei borghi sinonimi di qualità di vita. A Vinci mi sento a casa. Ogni volta che torno, ritrovo simbolicamente Leonardo nei ruscelli, nelle foglie, nei suoni notturni. Ho cercato di lavorare su luoghi poco noti agli italiani, ma nel caso di Vinci non potevo non fare un’eccezione".
Quante sono le analogie fra Dante e Leonardo?
"Tante, a partire dal fatto che due profeti nella stessa patria sono troppi forse per il mondo, figuriamoci per l’Italia. Se poi Leonardo è il volo per eccellenza, Dante è colui che volò per primo, nella Commedia: dal folle volo di Ulisse del poeta Alighieri a quello che compie come pellegrino verso il paradiso celeste. Da lì Dante vede l’aiuola che ci fa tanto feroci, ovvero la Terra che noi maltrattiamo. Immagino Dante durante il suo volo, che continua ancora oggi, vedere Leonardo suo lettore che commenta quel visibile parlare novello a noi perché qui non si trova. Quello che proporremo a Vinci sarà un viaggio a due sorprendente. Prima delle letture, l’evento si aprirà con una lezione di geografia curata da Filippo Randelli. Un professore che spiegherà con precisione cosa sia Vinci, sul piano geografico: qui c’è olio, lì si fa il vino, laggiù ci sono un sentiero o ruscello. La conoscenza dei territori è fondamentale e non è così scontata nemmeno per chi vive a pochi chilometri. Poi reciterò alcuni canti della Commedia, parafrasandoli: il canto I ed il XXVI dell’Inferno, il primo canto del Purgatorio e l’ultimo del Paradiso. Farò una breve pausa sull’XI canto del Paradiso, con un omaggio a San Francesco. Per un’iniziativa che finirà in olio e bruschetta".
A Vinci incrociano le dita nella speranza che venga confermata l’attribuzione al Genio del bozzetto rinvenuto nei mesi scorsi: lei che idea si è fatto?
"Io ci credo, perché quando da giovane Leonardo andava verso la pescaia lavorava già sulla pietra. Penso e spero che quel bozzetto possa essere di Leonardo".
Il Genio è in lizza per essere raffigurato sulle nuove banconote da 20 euro: favorevole o contrario?
"Penso che sarebbe più giusto candidarlo per la nuova banconota da 500 ma poi penso anche che Leonardo non abbia certo bisogno di mostrare la sua forza in economia. Meglio continuare a far sì che sulle monete da un euro resti l’uomo di Vitruvio".