Infermiera salva vite. Dirigente si sente male alla partita del figlio, lei scende in campo e lo rianima

Luisa Giorgi è intervenuta sull’arresto cardiaco a un torneo di rugby a Treviso. Aveva già fatto la stessa cosa nel 2018 a una partita di calcio

Luisa Giorgi

Luisa Giorgi

Empoli (Firenze), 14 maggio 2024 – Ci sono professioni cucite addosso. Ovunque vai, ovunque ti trovi l’istinto di intervenire prevale su tutto. E fa la differenza. Luisa Giorgi, 43 anni di Empoli, lo ha fatto di nuovo: ha salvato un’altra vita, ’semplicemente’ mettendo in atto le sue competenze di infermiera del 118. Stavolta è successo ’in trasferta’, domenica scorsa durante un torneo di rugby a Treviso, al quale stava partecipando il minore dei suoi tre figli.

"Una manifestazione Under 14 molto importante, di tre giorni, al centro sportivo La Ghirada con 43 squadre italiane e non – inizia a raccontare la stessa mamma infermiera – Erano circa le 12 e mio figlio era in campo per la terza partita. Ad un certo punto sento urlare “ambulanza, ambulanza“ e vedo correre su un altro campo un giovane medico. D’istinto mi sgancio dagli altri genitori e vado a vedere cosa stava accadendo. Vedo un signore a terra, che poi mi dicono essere un dirigente della squadra romena. Si stava agitando e aveva già il dea (defibrillatore esterno automatico, ndr ) attaccato. Mi presento e mi qualifico chiedendo di poter dare una mano, ma capisco che vogliono gestire la situazione da soli. Io però resto lì, non mi allontano. Cerco di spiegare cosa era il caso di fare. Serviva subito un accesso venoso e lo dico. Quando finalmente capiscono che posso essere utile mi fanno fare".

Da lì in poi è stato un susseguirsi di manovre salvavita. "L’uomo ha iniziato ad andare in arresto – prosegue la professionista – Gli ho praticato subito il massaggio cardiaco alternandolo alle scariche del dea. Alla fine ce ne sono volute tre insieme a una dose di adrenalina per aiutare il cuore a ripartire". Il dirigente era salvo. Nel frattempo è arrivata anche un’ambulanza del 118, che lo ha caricato a bordo e trasferito immediatamente in ospedale. "So che nel tragitto verso il pronto soccorso ha avuto altri quattro arresti, ma tutti rientrati. È stato operato e gli sono stati applicati tre stent. Con il tempo si riprenderà, ma la cosa più importante è che è vivo".

Dopo aver compiuto il miracolo l’infermiera è tornata sulle tribune del campo dove stava giocando il figlio chiedendo come stesse andando la partita. "“Ma tu dov’eri“, mi hanno risposto. “A rianimare una persona che era andata in arresto cardiaco“, ho detto spontaneamente. Mi hanno guardata tutti con occhi sorpresi ed increduli", ride oggi Luisa. "In certe situazioni – ammette – ci vuole anche una certa dove di fortuna. Non sempre il risultato è positivo. Sicuramente l’uso tempestivo del dea può davvero fare la differenza. Tutti dovremmo familiarizzare con questo dispositivo, tra l’altro facilissimo da utilizzare". La professionista empolese crede molto anche nel destino. "Domenica – ricorda - era anche la Giornata internazionale dell’infermiere. Credo sia stato il modo migliore per festeggiare la mia categoria, alla quale non sempre viene riconosciuto il giusto valore. L’infermiere è una figura sanitaria importante che prende decisioni determinanti e gestisce situazioni molto complicate. Non siamo eroi, facciamo il nostro lavoro, ma va anche ricordato che abbiamo gli stipendi più bassi del resto dell’Europa".

“Crederci fino alla fine“ è diventato un po’ il motto dell’infermiera empolese che prima di domenica era già entrata in azione sul campo di calcio di Ponte a Elsa, facendo ripartire il cuore del 26enne Lorenzo Gori. Era la sera del 4 luglio 2018 quando il giovane venne colpito da un arresto cardiaco mentre stava disputando una partita tra amici. Luisa Giorgi si trovava a cena in una locale a due passi dal campetto dove il ragazzo si accasciò prima del fischio d’inizio. Niente battito, niente respiro. L’infermiera lo rianimò, tra massaggio cardiaco e scariche del defibrillatore di cui è dotato l’impianto. Dopo due settimane in ospedale, Lorenzo aveva già ripreso in mano le redini della sua vita.