GIULIO ARONICA
Cultura e spettacoli

La città delle donne: Lorenzo Bonechi e la trasfigurazione del femminile al Museo Novecento

A settant'anni dalla nascita, l'esposizione a cura di Sergio Risaliti ed Eva Francioli rende omaggio all'artista valdarnese presentando venticinque opere che dialogano con la collezione permanente del museo.

Lorenzo Bonechi, La città delle donne al Museo Novecento

Lorenzo Bonechi, La città delle donne al Museo Novecento

Firenze, 3 luglio 2025 - Per capire il presente guarda nel passato. Nella memoria iconica del Trecento come nel silenzio delle icone bizantine. Alla ricerca costante di bellezza, purezza e rivelazione. E' un viaggio iniziatico tra figure femminili ieratiche e salvifiche, eteree e profondamente umane la pittura di  Lorenzo Bonechi, il maestro valdarnese celebrato al Museo Novecento a settant'anni dalla nascita. "La città delle donne" è il titolo della mostra curata da Sergio Risaliti ed Eva Francioli che racconta in venticinque opere la carriera dell'artista, protagonista negli anni Ottanta segnati culturalmente da Transavanguardia, Anacronismo e Pittura colta, e poi transitato sul finire del decennio verso uno stile più rigoroso e controllato, fondato su campiture di colore nette, recupero della gestualità e naturalezza della rappresentazione. 

Al centro della sua ricerca, c'è l'universo femminile, donne vestite con abiti semplici e contemporanei, avvolte tra paesaggi armoniosi e architetture minimali, e collocate in una dimensione sospesa nel tempo e nello spazio attraverso pose fisse e immutabili: apparentemente rigide e assenti, rappresentano in realtà il punto di incontro tra natura terrena e celeste, cristianità e classicità, riverberando la propria trasfigurazione divina sul paesaggio urbano, non più solo luogo dell'abitare - come suggeriva Giorgio La Pira - ma spazio profetico e comunitario, dove l'umano si prepara ad incontrare l'Aldilà lungo lo slancio mistico e ragionevole della fede. 

"La città delle donne" diventa allora un tempo mentale e simbolico, che procedendo per contrasti armonici tra primari e complementari, intensità della luce e precisione delle linee, rigore delle forme e dolcezza dei volti, ricorda agli spettatori con rara coerenza espressiva quanto la conoscenza dell'essenza ultima delle cose non sia definibile attraverso i sensi, ma richieda un ulteriore salto nel mistero, quello della Città Celeste