MICHELE MANZOTTI
Cultura e spettacoli

Quegli antichi (anzi moderni) Carmina Burana

Al Forum Bertarelli la proposta dell'ensemble Theatrum Instrumentorum per l'Amiata Piano Festival

Theatrum Instrumentorum (foto Gaetano Mendola)

Cinigiano (Grosseto), 29 giugno 2019 - Di solito il nome Carmina Burana fa venire in mente la composizione novecentesca di Carl Orff. Ma gli originali, dai quali Orff mutuò il testo, risalgono ai secoli XI e XII tramandati da un manoscritto che era conservato nel monastero di Benediktbeuren in Baviera. Scritti prevalentemente in un latino tardo e in alcuni casi in tedesco antico, sono la testimonianza più nota lasciataci dai clerici vagantes, gli studenti che frequentavano i centri di alta istruzione dell'epoca. Gli argomenti passavano con disinvoltura da riflessioni filosofiche o politiche a inni all'erotismo e al vino. Testi inconsueti in quegli anni, quando la musica era prevalentemente sacra e quella profana si affacciava con i primi canti dedicati all'amore. Inoltre la riproposta della musica medievale deve fare i conti con una scrittura ancora lontana da quella che si è poi sviluppata in Occidente. Così il concerto che si è tenuto al Forum Bertarelli nell'ambito dell'Amiata Piano Festival ha fornito l'occasione di ascoltare un repertorio raro quanto di  grande interesse.

L'esecuzione è stata curata dall'ensemble Theatrum Instrumentorum con la direzione di Alexandar Sasha Karlić che ha anche introdotto le tematiche dei pezzi in programma. Grazie anche al fascino di strumenti antichi quali cornamusa, viella, ghironda, liuto, chitarra saracena o cennamella i Carmina hanno a poco a poco conquistato un pubblico molto numeroso. E questo nonostante i canti siano lontani dal mondo e dalle sonorità abituali delle stagioni classiche. Molto hanno giocato anche la grande comunicativa del direttore, l'amima mista nobile e popolare dei versi, i già citati suoni di strumenti inconsueti valorizzati dalla bravura dei musicisti, primo fra tutti il polistrumentista Fabio Tricomi. Versi resi noti da Orff come In taberna quando sumus o Tempus est iocundum sono fatalmente tornati a nuova vita grazie alla loro essenza e a un accompagnamento strumentale che presentava anche momenti di improvvisazione.

Così la musica medioevale esce dall'equivoco che la vuole associata a noia e scarso interesse. E' una musica viva che testimonia di un'epoca in cui nascono tante basi della nostra civiltà.