La rabbia delle famiglie: "Botte sui minori, i responsabili paghino. Quereliamo gli agenti"

Il questore di Pisa ammette problemi nella gestione dell’ordine pubblico. Ma la prefetta: “Nessuna indicazione è stata data agli agenti sulla repressione”

'Basta manganellate', il grido degli studenti a Venezia

'Basta manganellate', il grido degli studenti a Venezia

Pisa, 26 febbraio 2024 – Prima la preoccupazione, poi la rabbia, una rabbia che non si attenua col passare dei giorni. Cinque, ma saranno di più, le famiglie dei ragazzi colpiti con i manganelli durante la manifestazione pro Palestina di venerdì mattina che vogliono la verità e faranno querela. Quindici studenti (11 minorenni) e due funzionari di polizia sono finiti in ospedale dopo il corteo. Sono stati consegnati in procura, da parte della stessa polizia e dai carabinieri, video e foto di quei minuti.

Sarà la magistratura a stabilire se ci sarà, e quale sarà, l’ipotesi di reato. Intanto, però, alcuni dei genitori dei ragazzi coinvolti si appellano alla Giustizia. "Abbiamo ricevuto più richieste di madri e padri – spiega l’avvocato Andrea Callaioli con i colleghi Andrea Digiuliomaria e Francesco Cerri –. C’è l’intenzione di capire e chiedere le responsabilità. Le famiglie valuteranno se fare querela. Ma i ragazzi saranno sicuramente identificati e quindi denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e o manifestazione non autorizzata e avranno bisogno di difesa".

“Poco fa mia figlia è stata dimessa dall’ospedale – ha scritto di getto una mamma in un post che rimbalza su Facebook – ringrazio il personale dei reparti di Radiologia e Ortopedia dell’ospedale Lotti di Pontedera, per averla sostenuta con grande affetto e professionalità. Mia figlia minorenne ha fatto accertamenti per le ecchimosi dovute alle botte che ha preso. Caduta in terra per le spinte ricevute, è stata investita da un poliziotto che ha preso di mira la sua gamba destra a manganellate. Mia figlia non poteva difendersi, ha detto al poliziotto di fermarsi, ma non è stato così. Poliziotti, non so come stasera guarderete in faccia i vostri figli. Ho il disgusto e i brividi".

In queste ore il questore Sebastiano Salvo, quel giorno impegnato in altro evento in città, è sotto accusa da più parti. Ma chi ha dato l’ordine di usare i manganelli? Il reparto mobile, che a Pisa non c’è, è arrivato da fuori. Chi coordina l’ordine pubblico, però, è sempre un funzionario della questura.

Cosa è successo, quindi? Arrivati vicino a piazza dei Cavalieri, sede della Normale, gli studenti sono stati fermati. La paura – la ricostruzione fatta fino a ora – era che da lì, i giovani potessero arrivare in piazza Duomo, salire nuovamente sulla Torre, come già accaduto a novembre, e raggiungere il Cimitero ebraico "sobillati da qualche antagonista". "È stata una repressione politica", la lettura dei manifestanti. Eventi di cui si è parlato anche nel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblico di sabato, quando in prefettura sono stati ricevuti i sindacati che hanno tenuto la manifestazione per la pace in Ucraina e Palestina poco dopo in città. Vertici di Cgil, Cisl e Uil che hanno interpretato così l’incontro: "Il prefetto Maria Luisa D’Alessandro ha affermato che non è stata data nessuna indicazione per reprimere con la forza e i manganelli le manifestazioni in generale e nello specifico quelle pro Palestina". "Il questore ha ammesso un problema di gestione della piazza, dal punto di vista organizzativo e operativo, a suo avviso causato dal fatto che non erano chiari gli obiettivi del corteo".