Chi erano gli operai morti nel crollo a Firenze: “In trasferta tutte le settimane, inviavano i loro soldi in Africa"

Arrivati dal Marocco e dalla Tunisia i lavoratori stranieri che sono morti vivevano in Lombardia. “Partivano in squadra i lunedì mattina per andare nei cantieri e rientravano a casa il venerdì sera”

Firenze, 18 febbraio 2024 – “Mio zio era una brava persona, lavorava duramente per mandare a sua moglie e ai due figli in Marocco i soldi necessari per vivere". Ayoub ha la voce tremante, lo sguardo fisso sulla strada mentre è in viaggio da Perugia verso l’ospedale Careggi di Firenze. Nel sedile accanto, in lacrime, la madre, sorella di Taoufik Haidar (43 anni), una delle quattro vittime accertate della tragedia sul lavoro che si è consumata venerdì mattina a Firenze. "Non so come descrivere questo dolore – spiega il ragazzo –. Ci sentivamo spesso al telefono, si lamentava che il datore di lavoro era in ritardo con i pagamenti e ci raccontava i dettagli della vita dei suoi figli in Marocco. È una tragedia".

Figli, mariti e padri erano anche gli altri tre operai edili morti sotto le macerie (la quarta vittima è Luigi Coclite, originario di Teramo ma residente a Collesalvetti). I loro corpi, secondo quanto ricostruito, sono stati estratti con difficoltà dalle macerie anche a causa delle loro condizioni: il violento impatto avrebbe infatti falciato gli arti delle vittime.

Mohamed El Ferhane, 24 anni, e Taoufik Haidar, 43 anni
Mohamed El Ferhane, 24 anni, e Taoufik Haidar, 43 anni

Tutti e quattro gli operai hanno vissuto, o in alcuni casi vivevano ancora, a Palazzolo sull’Oglio, l’ultimo Comune della provincia di Brescia al confine con quella di Bergamo. Muhamed Toukabri, tunisino, 53 anni. Mohamed El Farhane, 24 anni, originario del Marocco con i connazionali Taoufik Haidar, 43 anni. Ancora disperso è invece Bouzekri Rahimi, 56 anni, anche se le speranze di ritrovarlo vivo si affievoliscono di ora in ora.

Alla macelleria Assalam di Laghlimi Jaouad in via Sarioletto a Palazzolo, dove ieri è stata organizzata una raccolta fondi per aiutare le famiglie delle vittime, tutti li conoscevano bene. "Venivano sempre qui a fare la spesa, è un disastro quello che è successo", racconta commosso il titolare, Jaouad.

Haidar era in Italia da almeno 15 anni, per otto anni aveva preso casa a Palazzolo, da poco si era trasferito nella Bergamasca, a Chiuduno e fino allo scorso novembre 2023 era iscritto alla Fillea Cgl di Bergamo. Anche El Farhane risulta essere vissuto a Palazzolo per un paio di anni, e pare essersi spostato nella Bergamasca di recente. Idem gli altri operai. "Lavoravano per un’azienda edile di Chiari – continua il macellaio –. Partivano in squadra tutti i lunedì mattina per andare in trasferta a lavorare e rientravano a casa il venerdì sera".

Parole di cordoglio arrivano proprio dai sindacati lombardi: "C’è un legame tra Bergamo e quello che è accaduto ieri nel cantiere Esselunga di Firenze", commenta Luciana Fratus, segretaria generale della Fillea-Cgil di Bergamo. "Siamo di nuovo a piangere lavoratori che hanno perduto la vita in un cantiere – continua –. Torniamo a condannare le recenti modifiche della normativa di settore che hanno portato a una deregolamentazione nella catena degli appalti a discapito della sicurezza dei lavoratori".