Kata, altro vicolo cieco. Non è della bambina il sangue nella stanza dell’ex hotel Astor

E non ci sono neanche le sue tracce dentro i trolley e i borsoni usciti dall’albergo di Firenze nello stesso giorno, il 10 giugno, della scomparsa della piccola peruviana. Le piste rimaste in piedi

Firenze, 27 settembre 2023 – Non è di Kata, il sangue sul rubinetto della camera dell’hotel Astor dove aveva abitato, prima di venire inghiottita nel nulla. E non ci sono neanche le sue tracce dentro i trolley e i borsoni che sono usciti dall’albergo di via Maragliano a Firenze nello stesso giorno - il 10 giugno scorso - in cui si sono perse le tracce della piccola peruviana. Sfuma un’altra pista, nell’inchiesta sul rapimento della bimba. E a tre mesi e mezzo di distanza dalla sua scomparsa, gli inquirenti stanno per tornare (la data è al momento top secret) nel perimetro dell’edificio dove questo rompicapo è cominciato.

Ieri, il consulente della procura, il genetista Ugo Ricci, ha depositato le sue prime due relazioni. Si tratta di un lavoro preliminare, ma le risposte ai quesiti troncano ogni speranza. Nella stanza 104, posta al pian terreno dell’albergo occupato, nel sopralluogo dell’11 giugno i carabinieri della sezione scientifica avevano isolato alcune tracce di "sostanza ematica". Gli accertamenti di Ricci hanno prima qualificato come sangue quella sostanza, ma hanno poi escluso che si trattasse di sangue della bambina.

Stesso discorso per i bagagli: né dentro i due trolley, che due cugine peruviane hanno trascinato fuori dall’hotel nel pomeriggio del 10 giugno, né dentro un borsone che nello stesso arco temporale un occupante rumeno ha portato in spalla in direzione di una lavanderia automatica, sono state trovate tracce biologiche della bimba.

Se Kata è uscita dall’Astor, dunque, è stato in un altro modo. E se qualcuno le ha fatto del male, non dovrebbe averlo fatto nelle stanze (la 201 e la 203, oltre alla 104) a cui avevano accesso anche i due zii, che almeno per il momento restano comunque indagati: quello materno Abel Argenis Alvarez Vasquez, detto Dominique, ritenuto dalla procura uno dei fautori del presunto racket delle camere (per questo è in custodia cautelare in carcere dallo scorso cinque agosto), e quello paterno, Edgar Marlon Chicllo. "Gli esiti di questi accertamento confermano che lo zio di Kata, Abel, è una delle vittime di chi ha perpetrato un reato nei confronti della piccina", dice l’avvocato Elisa Baldocci. Che ieri ha ottenuto la scarcerazione di un altro dei quattro arrestati del racket: Nicolas Lenes Aucacusi, peruviano che, secondo la procura, avrebbe partecipato alla "spedizione punitiva" della notte del 28 maggio nei confronti dell’ecudoriano Santiago Medina perché sarebbe entrato in quella camera al suo posto. Medina si lanciò dalla finestra per sfuggire, secondo la ricostruzione dell’accusa, a un’aggressione di oltre dieci persone. Nell’ipotesi iniziale dei magistrati della Dda, coordinati dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli, la guerra per la vendita delle stanze sarebbe stata il movente di una vendetta nei confronti della famiglia di Kata, “attiva“ in questo mercato clandestino e violento.

Ma oggi non è l’unica pista al vaglio. Tra le tante in campo, anche quella di uno scambio di bambina (un’altra occupante dell’Astor, madre dell’amichetta della piccola scomparsa, era rimasta coinvolta un anno prim a in una storia di una partita di droga persa) o di un pedofilo. E poi resta quel dubbio di non aver perlustrato a fondo l’immobile. Per questo è previsto un nuovo accesso con i corpi speciali dei carabinieri.