ANGELA BALDI
Cronaca

"Preoccupati per gli effetti sulle piazze di Dubai e Iran"

L’analisi di Giordini presidente Orafi Confindustria. Il quadro tra luci e ombre

Continua il trend positivo dell’oro ma sul comparto ora si allungano le ombre della guerra in Medio Oriente. Nel primo semestre 2023 il settore in Italia ha realizzato esportazioni per 4,7 miliardi di euro con una crescita del 16,4%, confermando il proprio ruolo di protagonista nel contesto. Sono alcuni dei dati del report di Intesa Sanpaolo. Il distretto di Arezzo conferma il valore più elevato in termini di esportazioni tra le realtà monitorate e con oltre 1,6 miliardi presenta una crescita di 86 milioni, pari al +5,6%. Il distretto orafo di Vicenza ha realizzato 1.076 milioni di esportazioni, con una crescita di 36 milioni rispetto al periodo gennaio-giugno 2022 (+3,5%), per effetto di un incremento del 6,9% nel primo trimestre e una sostanziale stabilità nel secondo (+0,4%).

Le ombre arrivano dalla situazione geopolitica internazionale, come spiega Giordana Giordini, presidente degli Orafi di Confindustria Toscana Sud. "Dopo il conflitto Russia Ucraina ora guardiamo con forte preoccupazione alla crisi del Medio Oriente. Israele è per noi un buon mercato ma non primario, tuttavia la paura se il conflitto dovesse allargarsi, oltre al dramma umano che ogni giorno seguiamo in tv e che è inaccettabile nel 2023, è per le esportazioni verso tutta l’area". L’export sugli Emirati Arabi, tra i primi dieci mercati di riferimento, ha pesato nel 2022 per il comparto orafo aretino secondo i dati della Camera di Commercio per 730.134.527 euro con una variazione percentuale del più 12% sullo stesso periodo dell’anno precedente. "Pensiamo con preoccupazione a Dubai, Libano e Iran – prosegue Giordini - le ripercussioni della crisi mediorientale le vediamo già adesso con le borse in calo". In tutto ciò lo scenario macroeconomico, caratterizzato da rallentamento nei Paesi occidentali e in Cina, alti tassi di interesse e non trascurabili pressioni inflazionistiche, sarà probabilmente sfavorevole alla maggior parte delle materie prime. Tuttavia, la transizione energetica e uno strutturale sottoinvestimento forniranno supporto alle quotazioni. Quanto ai metalli preziosi, negli ultimi mesi hanno seguito le oscillazioni delle aspettative sulle politiche monetarie, i rendimenti obbligazionari e la forza relativa del dollaro americano. Si prevede che questi elementi rimarranno i principali driver del comparto anche nei prossimi mesi.

"Il primo semestre 2023 conferma trend positivo del settore orafo – dice Giordana Giordini -nel secondo, c’è invece il sentore di un pò di rallentamento rispetto al 2022, un anno record. In generale il momento è positivo e le aziende continuano a lavorare. Il problema è legato agli aumenti dei costi energetici e materie prime, non potendolo spalmare sul cliente anche se abbiamo cercato di adeguare i prezzi, peserà in termini di minori margini di guadagno. Probabilmente il 2023 non avrà gli stessi numeri del 2022, ma se anche la percentuale positiva si restringerà a fine anno, riusciremo lo stesso a far segnare un segno più. In generale, il lavoro non manca e si stanno pianificando ordini futuri".