
Medici durante operazione chirurgica (foto di repertorio)
Arezzo, 4 febbraio 2021 - Lunedì sarà eseguita l'autopsia sul giallo del sessantenne morto dopo un intervento operatorio alla clinica San Giuseppe. E per questo sono partiti gli avvisi di garanzia. Indagati tre medici che erano in sala operatoria: due chirurghi e un anestesista. Il capo dell'equipe chirurgica (viene dal Lazio) è lo stesso già indagato dopo un'altra morte, quella della signora laziale che era stata operata a giugno ed era finita in coma, dal quale non si è più risvegliata. E' morta al policlinico Umberto I di Roma ai primi dell'anno. Ma si tratta di atti puramente tecnici, per tutelare le parti davanti agli accertamenti non ripetibili di un'inchiesta, a cominciare proprio dall'autopsia.
Intanto una delle ipotesi è l'esistenza di un filo che leghi i due pazienti morti alla clinica San Giuseppe a distanza di sei mesi l’uno dall’altro. E’ il punto caldo delle indagini che in entrambe le situazioni (ma per ora è una casualità) sono condotte dal Pm Angela Masiello. Fascicoli paralleli ma che ci sia un nesso comune è tutto da dimostrare, anche se è uno spunto investigativo che in procura nessuno sottovaluta.
L’ultima storia, quella dell’ex funzionario della motorizzazione civile, Arcangelo Costanzi, 65 anni ben portati, è ben nota. Non si è risvegliato dopo un intervento di ernia al disco che ormai è quasi routine. Infatti, la parte chirurgica è andata bene, i problemi sembrano venuti, almeno a prima vista, dall’anestesia: prima un tentativo disperato di rianimarlo, poi il trasferimento nella rianimazione del San Donato ma a quadro clinico ormai compromesso.
Il pensionato era in coma irreversibile, la morte è stata dichiarata venerdì sera, dopo le classiche ore di osservazione a encefalogramma piatto. Più complessa l’odissea di cui era stata protagonista una signora laziale di 55 anni, venuta ad operarsi a San Giuseppe per una fastidiosa artrosi lombare. Era giugno e anche lei è andata incontro a un brutto decorso post-intervento: il coma, il trasferimento all’ospedale di Bibbiena, l’ultima tappa al policlinico Umberto I di Roma, dove a distanza di mesi è sopraggiunta la morte.
Positiva al Covid, ma sembra il classico caso di decesso col virus e non per il virus. Comunque sia, la famiglia ha subito presentato in esposto in procura che è alla base dell’inchiesta, nella quale ci sono già due indagati: l’anestesista e il chirurgo. Nei giorni scorsi, a Siena, l’autopsia dell’equipe universitaria di medicina legale, guidata dal professor Mario Gabbrielli. Secondo le prime indiscrezioni, anche per la signora, come per Costanzi, ci sarebbe stata una complicazione legata all’anestesia.
Gli stessi dubbi che hanno indotto i familiari dell’ex funzionario a presentare un altro esposto, ancora in fase embrionale. Il fascicolo c’è, è per omicidio colposo. Era inevitabile l’autopsia, anch’essa affidata alla squadra di Gabbrielli,e insieme gli avvisi di garanzia per i medici, iscrizione da indagati che al momento attuale è puramente tecnica e persino garantista, con lo scopo di consentire a quanti domani potrebbero essere coinvolti di nominare un consulente nell’esame medico-legale.
Nei giorni scorsi la prima reazione ufficiale della clinica, affidata all’amministratore delegato Massimo Rosati: «Al verificarsi delle complicazioni post-operatorie, la struttura ha immediatamente avviato una verifica interna dalla quale non è emersa alcuna difformità: le indagini diagnostiche pre ricovero e tutti i parametri pre e intra operatori sono infatti risultati aderenti ai protocolli e agli standard richiesti».