Morta nell’auto lanciata a 130 orari La sorella: "Non perdono chi guidava"

L’esito della perizia riapre la ferita della famiglia. Il conducente aveva anche un tasso di alcol oltre il limite. La velocità raggiunta sulla curva. Il post di Alessandra è duro: "Si renda conto di ciò che ha fatto".

Morta nell’auto lanciata a 130 orari  La sorella: "Non perdono chi guidava"

Morta nell’auto lanciata a 130 orari La sorella: "Non perdono chi guidava"

di Simona Santi Laurini

Sono passati quattro mesi dal tragico incidente che ha spezzato la giovane vita di Federica Canneti, la castiglionese di 22 anni rimasta vittima a Vitiano, ultima frazione aretina prima di Castiglion Fiorentino. Settimane di sofferenze inenarrabili per la famiglia, risvegliate in questi giorni dall’arrivo della perizia tecnica commissionata dalla Procura di Arezzo. Il cuore del documento stilato dall’ingegnere aretino Fabio Canè mette in luce quanto la famiglia ha sempre sostenuto: la velocità con cui l’auto su cui viaggiava Federica ha affrontato la curva era troppo elevata, oltre il doppio di quella consentita nel centro abitato. Siamo infatti sui 136 km orari in curva, dopo un rettilineo in cui ha raggiunto i 140.

Lo sfogo della sorella Alessandra sul profilo social del Corriere di Arezzo è emblematico e rispecchia il dolore di tutti i familiari. Alessandra Canneti invoca giustizia e si indirizza al giovane che quella disgraziata sera era al volante della Kia Sportage, suggerendogli di assumersi le sue responsabilità, decidendo spontaneamente di pagare. Un post carico di pathos, che si chiude con una promessa: "Da me non avrà mai perdono".

"Se c’è giustizia in questa vita pagherà... ce lo auguriamo, come ci auguriamo che il suddetto si renda conto di cosa ha fatto e accetti ciò che si merita senza ricorrere a scorciatoie, qua di poverina ce n’è solo una, ha causato un danno irreparabile, un omicidio e non un incidente come chiamano tanti, che si assuma le sue responsabilità e decida spontaneamente di pagare…" scrive Alessandra Canneti.

Tornando alla perizia, la velocità accertata dal consulente tecnico apre nuove frontiere sul piano giudiziario, perché i 136 km orari superano più del doppio quelli consentiti dal centro abitato e si profilano come un’aggravante specifica. Ricordiamo che al momento il conducente è indagato per omicidio stradale e lesioni. A tutelare la famiglia Canneti, l’avvocato castiglionese Domenico Nucci, che aveva accolto con favore la nomina del perito, per di più un consulente così affermato quale Canè. Sulla velocità si era dibattuto molto ad ottobre, ma non spettava di certo alla Polizia Municipale aretina stabilirla. A loro, il duro compito di eseguire i rilievi di legge, per poi consegnare il tutto al pubblico ministero Emanuela Greco. Già da allora, si subodorava comunque questa ipotesi, visto l’impatto, le frenate sull’asfalto e anche alcune testimonianze. Tra queste, di particolare evidenza è stato un commento sui social di un utente della strada che si era ritrovato lungo il rettilineo della strada regionale 71 che conduce appunto alla curva terribile: l’uomo aveva riferito di essere stato sorpassato dalla Kia Sportage all’altezza del ristorante L’Antica Pieve, mentre stava percorrendo quel tratto di strada a circa 100 all’ora. Un sorpasso fa presumere quindi una velocità più elevata di quella tenuta dal veicolo che viene superato. E non si tratta di fiato al vento, perché nell’epoca dei social, anche questi dettagli, una volta verificati, vengono portati al vaglio degli inquirenti. Insomma, si aggiunge un elemento non da poco in questa difficile e dolorosa vicenda, che porta tutti a riflettere sui nostri comportamenti e sulle nostre abitudini quando siamo al volante.