FILIPPO BONI
Cronaca

L’eroe che salvò un paese. Il grido di Mario Battisti per Badia Pratagli

Un convegno su quel 13 aprile 1944: implorò al comandante nazista di fermare la retata. Riuscì a salvare cinquanta persone, ma quello fu un giorno di sangue per il Casentino.

Mario Battisti era al comando della stazione Forestale del paese di Badia Prataglia

Mario Battisti era al comando della stazione Forestale del paese di Badia Prataglia

BADIA PRATAGLIA (Arezzo)

Camminavano acquattati sulla terra umida, tra il fango e le foglie di castagni secolari che circondavano le case di pietra.

I nazisti avevano intenzione di uccidere, quando la mattina del 13 aprile 1944 sopraggiunsero a Badia Prataglia, paese antichissimo, abbarbicato alla montagna di Poppi, in Casentino. La zona si trova a ridosso della linea Gotica e gli scontri tra partigiani, alleati e tedeschi in quella primavera furono forti.

Era il giorno della strage di Vallucciole, i soldati della divisione Hermann Goering che circondarono Badia Prataglia provenivano da Partina: all’alba avevano già massacrato 29 persone.

Arrivati nel piccolo abitato, uccisero subito i primi quattro uomini che incontrarono. Poi entrarono nelle case, iniziarono a rastrellare tutti quelli che trovavano e ne fermarono cinquantaquattro; erano uomini delle montagne, per lo più contadini e boscaioli presi pochi istanti prima di lasciare le loro abitazioni ed andare a lavorare nei campi. Li fecero raggruppare tutti lungo il muro della scuola, in pieno centro, e iniziarono a preparare le mitragliatrici per ucciderli. Le urla dei soldati, gli sghignazzi, le voci impaurite degli abitanti e il frastuono dei passi sulla strada, impensierirono Mario Battisti, al Comando della Stazione Forestale del paese, che uscì subito dall’ufficio dove prestava servizio per capire cosa stesse accadendo.

L’uomo si ritrovò davanti una a scena impressionante: gli uomini della Goering in divisa da assalto e armati di tutto punto si stavano preparando a uccidere cinquanta suoi compaesani. La mitraglia era già disposta davanti a loro, un giovane sergente stava ricaricandola di proiettili. Pochi istanti e sarebbe stata la fine. Fu un attimo. Mario capì che la situazione volgeva al peggio e cercò il comandante nazista. Parlava un tedesco perfetto e gli si rivolse per aiutare quegli uomini che per altro conosceva benissimo.

"Fermi! Non sparate! Vi imploro! Non toccate questa gente! Sono brave persone, lavoratori, qui non ci sono partigiani – disse al capitano che lo ascoltò – glielo assicuro, sono brave persone, non toccateli, lasciateli andare. Le do la mia parola".

Il comandante, incredibilmente, persuaso dalle parole accorate di Battisti, si voltò e urlò ai suoi uomini di fermarsi, di togliere le mitraglie e di liberare gli ostaggi. Lo osservarono straniti, ma obbedirono subito. Fu un gesto, poche parole, decisive per salvare cinquanta vite innocenti. Poteva finire molto peggio per Battisti.

In altre stragi nazifasciste che quell’annus horribilis furono consumate in Toscana, i mediatori, le figure che si offrirono di trattare con i nazisti, vennero uccise insieme a tutti gli ostaggi. Mario no. Fu uno dei pochi casi in provincia di Arezzo che riuscì a evitare un massacro annunciato. Quel giorno fu atroce per tutto il Casentino: a Vallucciole la stessa divisione massacrò 107 persone, a Moscaio ne uccise 9 e a Partina 29.

Un giorno atroce, per quella comunità, che poteva esserlo ancor di più senza il gesto eroico di Mario, che ieri l’altro è stato ricordato in un convegno dalla Regione Toscana in Palazzo del Pegaso con il titolo "Gli occhi della ragione". Ci sono gesti che non salvano solo una vita, ma intere comunità. E dimenticarli, in tempi nefasti come questi, sarebbe imperdonabile.