Il Giorno del Ricordo. La Regione a Laterina dove arrivarono gli esuli: "La solidarietà ci salva"

tra il 1948 e il 1949 oltre 3000 persone trovarono qui ospitalità. La cerimonia e le testimonianze nell’evento al teatro comunale.

Il Giorno del Ricordo. La Regione a Laterina dove arrivarono gli esuli: "La solidarietà ci salva"

Il Giorno del Ricordo. La Regione a Laterina dove arrivarono gli esuli: "La solidarietà ci salva"

Laggiù, nel silenzio umido di un mattino di febbraio, un mucchio di baracche abbandonate nella valle di Laterina sembra rilluminarsi dall’oblio, dopo tanti anni, dietro alle foglie profumate di una corona d’alloro contornata da un nastro tricolore. Silenzio.

Una pioggerellina fine, quasi impercettibile, battezza un momento profondo. In una terra oggi silenziosa, fu ospitato uno dei più importanti campi profughi giuliano dalmati del secondo dopoguerra costretti a lasciare le loro case in Jugoslavia solo perché italiani, e ieri, per celebrare il Giorno del Ricordo, il Consiglio regionale della Toscana si è trasferito a poco più di un chilometro, nel Teatro comunale di Laterina, per una seduta solenne. Il presidente dell’assemblea legislativa, Antonio Mazzeo, ha rivolto un saluto e un ringraziamento al sindaco di Laterina Pergine, Jacopo Tassini, per aver concesso di svolgere in questo luogo simbolico la celebrazione. Mazzeo richiama le parole dell’ex Presidente della Repubblica Ciampi.

"Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale. Devono essere radicati nella nostra memoria. Ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Ora che l’era dei testimoni sta finendo, dovrebbe prevalere la voce della storia. Le istituzioni sono chiamate a farsi amplificatori di memoria, non dobbiamo voltarci dall’altra parte".

Quindi il sindaco ha narrato brevemente la storia di questo campo, sottolineando che nel ’48-49 a Laterina c’erano circa tremila persone provenienti dal Venezia-Giulia, dall’Istria e dalla Dalmazia.

Il campo rappresenta una testimonianza importante. Nella popolazione locale è rimasta una memoria viva di quei fatti.

"I laterinesi – ha spiegato il sindaco – hanno vissuto quel dramma fin da subito, tutti erano ben coscienti di quello che queste persone avevano vissuto. Si sono creati legami di solidarietà".

L’auspicio di tutti è la creazione di un museo all’interno delle baracche rimaste, che divenga un centro di ricordo e il presidente della Regione Eugenio Giani fin da subito ha accolto la proposta. "Questo luogo dà il senso dell’autenticità, è stato il campo profughi più vissuto nella regione", ha detto il presidente, "nella mia esperienza come assessore volli fortemente intitolare una piazza alle vittime delle Foibe, vicino alla Fortezza da Basso e purtroppo la targa è stata nuovamente vandalizzata e prontamente ripristinata".

"C’è stata tanta deformazione storica su quegli avvenimenti – ha proseguito – e sento molto questa occasione per rappresentare una verità storica che per tanti anni è stata mistificata. Parliamo di un esodo di 350mila persone costrette a lasciare tutto, disseminate in tutta Italia e spesso trattate con diffidenza. Personalmente l’immagine che mi tocca di più è quella del piroscafo Toscana che esce dal porto istriano".

La seduta regionale è stata un gesto simbolico molto importante. Il sogno delle migliaia di profughi che oggi con i loro familiari hanno costruito le proprie vite in un’Italia nuova, è quello di poter tornare in quella valle, oltre il filo di ferro, e mostrare ai loro figli un luogo che restituisca dignità alle loro radici. Oltre una corona di alloro.