GLORIA PERUZZI
Cronaca

"Aspettiamo Pau e Negrita al concerto". La sferzata del reggae lancia il Mengo

"La musica deve schierarsi". Gli Africa Unite a 43 anni di carriera. "Straordinari gli anni di Arezzo"

"Aspettiamo Pau e Negrita al concerto". La sferzata del reggae lancia il Mengo

"Aspettiamo Pau e Negrita al concerto". La sferzata del reggae lancia il Mengo

Ci siamo. Comincia l’attesa ventesima edizione del MEN/GO Music Fest con i primi big sul palco. Una serata che omaggia la musica degli anni ’90 insieme al raggamuffin dei salentini Sud Sound System e, prima di loro, agli Africa Unite che, da oltre quarant’anni rappresentano, in maniera encomiabile, la musica reggae in Italia. Gli aretini li ricorderanno anche per le loro partecipazioni ad Arezzo Wave. Bunna, che ricordo ha di Arezzo?

"Bellissimi ricordi. Ricordo molto bene le nostre partecipazioni ad Arezzo Wave, era uno di quei festival che percepivamo come tra i più importanti a livello italiano. Una bella atmosfera di calore e affetto per noi e la nostra musica. Siamo felici di tornare dopo tantissimi anni".

È cambiato il vostro pubblico? "Abbiamo un pubblico transgenerazionale, essere riusciti ad interessare i giovani al reggae, per una band che ha quarantatre anni di storia, è una grande soddisfazione".

Qual è il segreto di questo lungo sodalizio artistico?

"Io e Madaski siamo due persone molto diverse, ma complementari. Il segreto è divertirsi a stare sul palco, fortunatamente questo entusiasmo non si è esaurito".

Come sta la musica reggae in Italia?

"Non troppo bene, ultimamente ha perso di appeal. Negli anni ’90 con il fenomeno delle posse, l’impegno sociale veicolato attraverso la musica, c’era molto fermento".

Gli Africa Unite però hanno resistito.

"Per fortuna non ci siamo mai rivolti solamente al pubblico ortodosso del reggae, ma abbiamo sconfinato molto spesso".

Compresa un’elaborazione delle vostre canzoni per quintetto d’archi.

"È stata la nostra missione fin dall’inizio: creare un suono e uno stile che fossero coerenti e riconoscibili. Non abbiamo mai voluto scimmiottare qualcosa che non eravamo, veniamo dalla provincia torinese, non dalla Giamaica".

Da quale urgenza nasce il nuovo singolo "Uomini"?

"Dalla mancanza di buonsenso che stiamo vivendo. Chi decide le sorti del mondo facendo la guerra sono quelli che se ne stanno ben protetti da essa, lasciando morire gli altri. La politica non ha più al centro le persone, è il denaro a comandare e a far cambiare una serie di dinamiche per cui la forbice sociale si allarga sempre più. È inaccettabile!".

Gli artisti devono schierarsi? "Assolutamente sì e ancor più in un momento storico come questo in cui la musica è sempre più ‘leggera’ di contenuti. Oggi molti giovani cominciano a fare musica per diventare ricchi e, chiaramente, ciò che funziona sono le canzoni più spensierate, ma più vuote di contenuti".

Gli Africa sono sempre stati stile, divertimento e impegno sociale.

"Noi, cominciando dall’ispirazione di Marley, abbiamo sempre pensato che la musica sia un ottimo veicolo per far passare dei messaggi, fornire spunti di riflessione su delle questioni. Abbiamo sempre avuto questo approccio".

Cosa c’è nel futuro degli Africa?

"Stiamo lavorando su alcuni pezzi nuovi che potrebbero uscire man mano come singoli, ma non ci prefissiamo mai cosa faremo e dove andremo. Intanto, ci godiamo questo tour estivo, abbiamo molte date e non era assolutamente scontato dopo tutti questi anni".

Un invito speciale al concerto di Arezzo?

"Mi piacerebbe ci fossero Pau e i Negrita, sono davvero delle belle persone, è un po’ che non ci incontriamo, mi piacerebbe salutarli".