Marina di Pietrasanta (Lucca), 12 agosto 2020 - Franco Gabrielli al Caffè della Versiliana per parlare della sicurezza nel nostro Paese. È stata Agnese Pini, direttrice de La Nazione, ad intervistare il capo della Polizia e direttore generale della pubblica sicurezza, andando a toccare le tematiche più calde della nostra nazione: prima fra tutti l’immigrazione. «Quando si parla di immigrazione – esordisce Gabrielli – si parla sempre di emergenza, in realtà, in una situazione normale, i numeri non sarebbero emergenziali: si parla di circa 14 mila sbarchi da dicembre ad oggi, il 40 per cento dei quali sono cittadini tunisini. Il problema dell’immigrazione poggia su tre pilastri: i flussi migratori, che non sono legali, e non si può continuare a gestire tutto solo con la protezione umanitaria; c’è poi il problema dei rimpatri e ammiro chi spera nell’accoglienza totale, ma si tratta di una questione ipocrita e assurda: chi delinque deve tornare a casa. Le persone non sono pacchi postali e si devono fare accordi internazionali forti e inserire clausole con gli altri Stati. Il tema finale è quella dell’integrazione, è necessario far intraprendere a queste persone percorsi di integrazione sennò le lasciamo in mano alla criminalità».

Tornando agli sbarchi di immigrati «bisognerebbe garantire la quarantena a tutti - dice Gabrielli - ma a volte non ci si riesce e il nostro compito è quello di garantire la salute pubblica. L’afflusso di cittadini tunisini, non sempre rigorosi delle regole, ci sta creando non pochi problemi. Con la Tunisia abbiamo già stilato accordi e siamo in attesa di risposte dal loro ministero al quale abbiamo chiesto maggiori controlli e di rimpatriare chi non può stare in Italia. L’unica fortuna è che la Tunisia non è stata colpita gravemente dal Covid, e i ragazzi che arrivano in Italia sono quasi tutti sani e giovani».

E poi Gabrielli racconta il caso di Vicenza, in cui un poliziotto avrebbe strattonato per il collo un immigrato: «Chi delinque in divisa delinque due volte. Ma – assicura - le nostre forze di polizia sono sane. Il contesto di Vicenza non è quello che si racconta nei 58 secondi, ma è molto più ampio; io stigmatizzo le modalità con le quali l’operatore ha agito nei confronti del ragazzo, però bisogna anche considerare tutto il precedente e cioè il fatto che questi operatori siano stati dileggiati, abbiano richiesto più volte di poter identificare queste persone e poi ho sentito parlare di razzismo, ma in questa vicenda non c’entra niente. Sono preoccupato che nel nostro paese si arrivi a un sentimento di discredito delle forze di polizia e del fatto che gli agenti possano essere tranquillamente dileggiati, sarebbe una deriva preoccupante».

Il capo della polizia è d’accordo anche sul fatto che dovrebbero essere resi pubblici i nomi dei parlamentari malandrini che si sono intascati i 600 euro e conclude: «Finché non ci sarà la trasparenza questo paese non andrà da nessuna parte».