Alberi caduti in pineta
Alberi caduti in pineta

Viareggio, 12 gennaio 2021 - Ci sono momenti che mettono radici invisibili e a poco a poco ti crescono dentro, diventando ricordi sempreverdi. E la Pineta di Ponente custodisce quelli più preziosi: quelli dei bambini. Non c’è viareggino che, con le ginocchia piegate fino alle orecchie, non si sia trovato a schiacciare i pinoli con un sasso; o che, nascondendosi per gioco dietro un tronco, non sia rimasto con le dita appiccicate in una lacrima di resina. Che non si sia infilato con il "grillo" nei focolai di una vegetazione a tratti ordinata a tratti indocile; o che lì dentro non ci si sia rifugiato per mettere tra parentesi il caldo più furioso dell’estate. Anche per questo non c’è viareggino che, oggi, riesca a rimanere sordo di fronte al grido silenzioso della Pineta. Decine di piante sono crollate al suolo. O si sono spezzate alla base. Così il terreno fradicio d’acqua, e di fango impastato con le foglie secche, sembra un immenso campo di shangai.

Con i tronchi che, come i bastoncini cinesi, aspettano solo di essere raccolti. Stesi tra i monconi degli alberi abbattuti nel tempo dalle motoseghe perché ritenuti pericolosi, troppo vecchi o troppo malati. Ceppaie mai sradicate che restano come tante lapidi alla memoria: "Qui giace un albero". "Le piogge intense dell’ultimo mese hanno reso il terreno troppo friabile, così le radici dei pini cedono e il peso della chioma li fa il resto" spiegano gli esperti per dare un senso a quella moria di pini. Che apre squarci di luce attraverso quell’ombrosa cappa di tranquillità. Una luce che illumina i vuoti lasciati dalle piante perse per sempre. E che le poche piante appena messe a dimora, ancora troppo esili, non riescono a riempire. Eppure anche in quei vuoti e in quei pieni si riesce a leggere un messaggio. Come fosse una fotografia di Viareggio: con le sue immense risorse e un incontenibile impulso a lasciarle cadere.

E così fermandoci a curiosare tra le pile dei libri del banchetto solidale che ogni giorno, anche di pioggia, apre all’ingresso di viale Capponi, viene quasi naturale pensare a come sarebbe bella una grande fiera del libro in Pineta. Come quella nata nel 1955 proprio a Viareggio, negli anni della ripresa, della ricostruzione e del fermento. Un’intuizione che la città ha saputo cogliere, ma che ha anche lasciato cadere. Una fiera con tante presentazioni quante le chiome degli alberi sotto le quali scoprire una storia. Sarebbe ossigeno per i polmoni, per il cuore e per la mente.