Una dipendente del “Simonelli“ con l’annuncio rimasto inascoltato
Una dipendente del “Simonelli“ con l’annuncio rimasto inascoltato

Pietrasanta, 14 novembre 2019 - Il cartello Cercasi aiuto pasticcere“, condito da tre punti esclamativi, svetta da settembre sulla mensola dietro il bancone. Ma in due mesi si sono presentate solo un paio di persone che con la crema non hanno mai avuto confidenza, uno addirittura aveva fatto solo l’elettricista. Eppure aiutare il “capomastro“ in laboratorio è considerato un mestiere che regala soddisfazioni, anche a fine mese sotto forma di stipendio, e che può aprire prospettive interessanti. Ad esempio l’ex aiutante della storica pasticceria “Simonelli“, attiva dal 1962 in via San Francesco, dopo un decennio di esperienza e di “palestra“ quotidiana ha sbarcato il lunario in direzione Stati Uniti.

La titolare della pasticceria, Carla Simonelli, originaria di Vittorio Veneto e approdata a Pietrasanta una sessantina di anni fa, si dice allibita e intende testimoniare un fenomeno che a suo parere rischia di tramutarsi in un’inevitabile scomparsa dei cosiddetti mestieri di una volta. «Siamo al colmo. E’ da settembre che cerchiamo una persona per il laboratorio – racconta mentre sistema i vassoietti di bigné in vetrina – chiedendo come unico requisito un po’ di esperienza, volontà e spirito di sacrificio. Insomma, professionalità e voglia di imparare. Niente, si sono presentate due persone, uno tra l’altro elettricista, che avevano bisogno di lavorare ma che non avevano la minima esperienza né voglia di imparare».

L’amarezza di Simonelli è rivolta soprattutto agli studenti diplomati all’alberghiero, a suo parere attratti dal “tutto e subito“: «Guardano i talent show e le gare in televisione, senza considerare che anche i concorrenti ci arrivano dopo aver fatto la gavetta. Per poter dire ’so farcire una torta’ c’è da imparare la base, scegliere le creme, come si fa con le fondamenta di una casa. Manca la passione, la voglia di imparare e di seguire un certo percorso: ecco perché, quando vengono, la prima domanda che fanno è sullo stipendio e sulle ferie». Un calo di “vocazione“ che secondo Simonelli sta contagiando anche altri lavori antelucani come le panetterie, con il prodotto che alle 6 deve essere già in negozio.

«E’ un vero peccato – conclude – perché così va a morire l’artigianato, il lavoro manuale e soprattutto professionale. I giovani oggi non lo vedono come un mestiere che un domani può dar loro da vivere. Schivano il sacrificio, il farsi le ossa. Le vecchie botteghe, i vecchi mestieri artigiani, in assenza di ricambio spariranno perché c’è una generazione che preferisce uscire la sera anziché alzarsi presto per imparare un mestiere. Si lamentano che c’è miseria, ma sono i primi a rifiutare le occasioni».
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