Tra i ghiacci del Polo Sud per studiare il Big Bang: Sofia ricevuta in Regione

La giovane astrofisica perugina, Sofia Fatigoni, è l'unica italiana a lavorare al progetto del telescopio del Bicep Array che serve a misurare la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo. La governatrice Tesei l'ha voluta incontrare

La scienziata con la Tesei

La scienziata con la Tesei.

Perugia, 22 febbraio 2024 -  Sofia Fatigoni trent’anni, è l’unica italiana a lavorare al progetto del telescopio del Bicep Array che serve a misurare la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo, valea dire la luce che è stata prodotta subito dopo il Big Bang, 13 miliardi di anni fa, riuscendo così a capire che cosa è successo proprio nei primissimi istanti di vita dell'universo.

La giovane astrofisica perugina, già alla sua seconda missione scientifica in Antartide per indagare l’origine dell’universo, in questi giorni è tornata a Perugia per un piccolo break rigenerante, prima di tornare ai suoi studi. Ieri è stata ricevuta dalla presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei. "Sto partecipando al Polo Sud a un esperimento nato dalla collaborazione tra quattro università americane: Caltech (The California Institute of Technology), Harvard, Stanford e l'Università del Minnesota - racconta Sofia - . Grazie a questo potentissimo telescopio è stato possibile fare un salto indietro nel tempo di circa 13,7 miliardi di anni fa, quando la materia non era ancora diventata stelle e galassie. Io ho progettato una parte del macchinario e con altri colleghi siamo andati ad installarlo in antartide, perché ci serve un’atmosfera molto pulita da vapore acqueo e interferenze umane: il Polo Sud è il posto ideale. Un po' meno per noi umani, visto che si vive a meno 40 gradi, non esistono le fasi luce-buio, siamo contornati eternamente dal ghiaccio e semi disconnessi dal mondo visto che internet funziona soltanto grazie ad un satellite, che però serve per le emergenze". 

Silvia Angelici