Una neonata (Newpress)
Una neonata (Newpress)

Perugia, 28 novembre 2018 -  Nel giro i due anni 12 donne hanno partorito in anonimato negli ospedali umbri: 4 nel 2016 e 8 nel 2017. A fornire i dati è l’assessore regionale alla Salute, Luca Barberini, rispondendo ad un’apposita interrogazione del consigliere del Pd Carla Casciari. La legge consente alle donne di mettere al mondo il proprio bambino nella massima riservatezza, senza riconoscerlo e lasciandolo nella struttura sanitaria dove è nato. Nel 2017 all’ospedale perugino ‘Santa Maria della Misericordia’ tre madri hanno scelto il parto in anonimato, mentre due lo hanno fatto a Terni.

Gli altri casi si sono registrati a Città di Castello, Pantalla e Foligno. «Per tutti i bimbi nati in anonimato – precisa Barberini – sono scattate le procedure di adozione». In queste circostanze viene fatta una segnalazione alla Procura. Subito dopo si apre un procedimento di adottabilità, pur lasciando alla madre naturale 60 giorni di tempo per riflettere sulla propria scelta. In alcuni territori è stato anche attivato il progetto ‘Madre segreta’, che punta a prevenire l’abbandono traumatico del neonato. Con lo stesso obiettivo sono state installate due ‘culle per la vita’, una all’ospedale di Città di Castello e l’altra accanto al ‘Santa Maria della Misericordia’. La prima nel 2013, la seconda nel 2014. «Fino ad oggi nessuno le ha utilizzate – evidenzia Vincenzo Silvestrelli, presidente del Movimento per la vita dell’Umbria – ma rappresentano una garanzia importante». Il meccanismo è semplice e può salvare la vita ai piccoli. «La culla si apre con un sistema elettronico, è riscaldata e lancia un allarme al 118», spiega Silvestrelli, che insieme all’amministrazione sta cercando di pubblicizzare di più questa opportunità.

Utilizzando ad esempio, le fermate degli autobus. «Altri presidi sanitari umbri hanno richiesto la nicchia», riferisce l’assessore Barberini. A cominciare da Terni, dove di recente un neonato è stato abbandonato nel parcheggio di un supermercato. Per lui purtroppo non c’è stato niente da fare. «Dietro parti anonimi e abbandoni – conclude il presidente – ci sono spesso situazioni di violenza, mancanza di lavoro o timore di perdere il posto con la maternità». A chiedere aiuto sono donne straniere, ma anche italiane: «Queste ultime – conclude Silvestrelli – sono aumentate, anche grazie alla collaborazione dei servizi sociali».

Chiara Santilli