Il presidente dell’Opera del duomo Gianfelice Bellesini e gli altri membri del consiglio d’amministrazione nominati dal ministero dell’Interno hanno rassegnato le dimissioni. E’ questo l’atto finale dello scontro inedito e imbarazzante che era esploso, in piena estate, tra il presidente riconfermato Bellesini e il vescovo Gualtiero Sigismondi da cui era derivato un clima insostenibile che aveva già portato all’abbandono dell’architetto Bruno Mazzone. Insieme a Bellesini, hanno rimesso...

Il presidente dell’Opera del duomo Gianfelice Bellesini e gli altri membri del consiglio d’amministrazione nominati dal ministero dell’Interno hanno rassegnato le dimissioni. E’ questo l’atto finale dello scontro inedito e imbarazzante che era esploso, in piena estate, tra il presidente riconfermato Bellesini e il vescovo Gualtiero Sigismondi da cui era derivato un clima insostenibile che aveva già portato all’abbandono dell’architetto Bruno Mazzone. Insieme a Bellesini, hanno rimesso il proprio mandato anche Sandro Carlo Fagiolino, Francesco Longhi e Fernando Sanzò.

All’interno dell’Opera si era creato una forte tensione nel momento stesso in cui il nuovo vescovo aveva appreso i nomi delle persone designate dalla prefettura per comporre cinque dei sette componenti del cda, la cui nomina è ufficialmente decisa dal ministro dell’Interno mentre gli altri due spettano al vescovo. Secondo Sigismondi, Bellesini avrebbe concordato nomi diversi con il precedente vescovo Benedetto Tuzia con il quale si erano accordati per rinnovare tutto il vecchio consiglio uscente. Il cambio di carte in tavola aveva contrariato Sigismondi i cui due rappresentanti nel cda, Giuseppe della Fina e don Francesco Valentini, si erano infatti rifiutati di votare la riconferma alla presidenza di Bellesini il quale era stato riconfermato con i soli voti degli altri cinque. Dal quel momento era calato il gelo con una completa paralisi di ogni attività ed un braccio di ferro sotterraneo tra il vescovo che è sempre stato irremovibile, convinto com’era di essersi trovato di fronte ad una scorrettezza commessa ai danni della Curia e Bellesini che si è invano prodigato di recuperare la situazione, cercando di mantenere la presidenza.

Al centro della controversia c’era la sottigliezza giuridica relativa alla nomina ministeriale dei cinque che deve avvenire secondo norma "sentito il vescovo", ovvero con un accordo sostanziale tra potere ecclesiastico e civile, ma che questa volta era stata erroneamente interpretata solo come necessità di informarlo a cose fatte. Al momento, nel consiglio d’amministrazione rimangono dunque in carica i soli Della Fina e Valentini. Una situazione che rende ingestibile l’ente, ma che sembra destinata a protrarsi ancora per poche settimane. Si conta infatti di chiudere entro breve un accordo sui nomi del futuro consiglio d’amministrazione, per riportare la normalità dopo la travagliata esperienza della presidenza Bellesini.

Cla.Lat.