Il preside Improta a capo del Politecnico Capitini
Il preside Improta a capo del Politecnico Capitini
A conti fatti, la didattica a distanza non nuoce all’apprendimento dei ragazzi. Dunque disco verde come strumento d’emergenza, ma che non diventi la regola. Il perchè è presto spiegato. La dad peggiora il percorso scolastico e gli studenti superiori non fanno eccezione: è quanto emerge dal Rapporto Invalsi, presentato ieri a Roma. Le materie dove si...

A conti fatti, la didattica a distanza non nuoce all’apprendimento dei ragazzi. Dunque disco verde come strumento d’emergenza, ma che non diventi la regola. Il perchè è presto spiegato. La dad peggiora il percorso scolastico e gli studenti superiori non fanno eccezione: è quanto emerge dal Rapporto Invalsi, presentato ieri a Roma. Le materie dove si registra una vera e propria Caporetto? In Umbria, dando uno sguardo ai numeri, peggiorano i rendimenti in matematica e in inglese. L’Italiano è stabile. Infatti, la percentuale di studenti sotto il livello minimo di competenza balza al 52%, seguita da Campania 73%, Calabria e Sicilia 70%, Puglia 69%, Sardegna 63%, Abruzzo 61%, Basilicata 59%, Lazio 56%. Purtroppo i nostri studenti stentano a raggiungere la sufficienza anche per la lingua inglese (scritta e parlata), quella che dovrebbe essere il passaporto più spendibile nel mondo, anche per spianare la strada professionale e lavorativa. Ma perché la dad ha creato tanti buchi?

"La didattica a distanza – spiega il preside del Politecnico Capitini, Silvio Improta, – ha supplito nell’emergenza e si può avvalere di strumenti formidabili. Un metodo però da considerare come integrazione della didattica ordinaria, non l’unico. Da noi al Capitini, come in altri istituti, ha comunque funzionato molto bene e non mi preoccupa il rendimento generale dei nostri allievi. Quello che invece mi preoccupa è che con la dad si perdono gli studenti più deboli. Infatti le perdite maggiori di apprendimento si sono registrate in modo molto più accentuato tra gli alunni che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli, con numeri quasi doppi rispetto ai colleghi che vivono in condizioni di maggiore vantaggio. Gli stranieri, ad esempio, sono stati i più penalizzati".

Silvia Angelici