Perugia, 22 novembre 2019 - Strattonate, maltrattate, costrette a ingoiare il cibo contro la loro volontà. Chiuse in bagno se non ubbidivano. Un calvario per i bambini – due in particolare le piccole vittime - di un asilo comunale di un paese alle porte di Perugia (di cui non riveliamo il nome per non rendere riconoscibili le bimbe loro malgrado coinvolte nella vicenda).

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Un incubo fatto persona che, nell’ottica accusatoria della procura di Spoleto, vestiva i panni di una maestra sessantenne, arrestata ieri su esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari) emessa dal gip di Spoleto, Federica Fortunati, su richiesta della procura. Un arresto che arriva all’esito di un’indagine svolta dai carabinieri che avrebbero anche installato all’interno della scuola le telecamere per riprendere il calvario dei bambini dopo le iniziali segnalazioni.

In particolare la donna è accusata di almeno cinque episodi avvenuti nell’ottobre scorso ai danni, soprattutto, di due bimbe di appena un anno e mezzo. Il 4 ottobre la maestra – è scritto nel capo di imputazione – durante l’ora del past,o forzava una bimba a mangiare la frutta “Apri la bocca, zitta, smettila, sennò ti mando al bagno con la porta chiusa e ti metto sulla seggiolina”. E non contenta la schiaffeggiava e la costringeva ad andare realmente in bagno. Mentre all’altra bimba, che avrebbe dovuto accudire, la maestra prendeva la testa e con violenza la costringeva a deglutire il pasto. Glielo spingeva giù in gola, come fosse un tubo, urlandole contro e tenendole la bocca chiusa per evitare che lo sputasse.

L’8 ottobre ancora “crudeltà”. Durante la colazione la maestra avrebbe iniziato a urlare – secondo la versione accusatoria – contro la bimba: “Qui non stai a casa tua che piangi”. Lo spauracchio era sempre lo stesso: portare le bimbe in bagno e farle stare con la porta chiusa. Come nella peggiore delle storie. Il luogo della punizione, incomprensibile quando si è nati nel 2018 e ancora non si hanno nemmeno due anni. Il bagno, la porta chiusa, il terribile buio.

Il 22 ottobre i carabinieri rilevano un altro gravissimo maltrattamento. “Ti do uno schiaffo, ti sbatto a terra e guai a te se ci rifai”. Due giorni dopo, “incurante dei pianti” di una delle sue vittime, continuava proseguiva a urlare e a vessare le piccole. “Ti gonfio, ti prendo sti’ capelli, manda giù”. E ancora quel cibo spinto a forza dentro la bocca per costringerla a mangiare.
A leggere le accuse, scritte su un foglio di carta, è quasi un miracolo che ad appena un anno e mezzo non si siano soffocate.
Il 25 ottobre un’altra violenza, l’ultima visionata dagli investigatori. “Smettila che veramente ti do uno schiaffone che non mi sente nessuno”.
La sentivano la maestra, invece. E l’11 novembre il pm ha chiesto l’arresto e la sospensione dall’esercizio della pubblica funzione di educatrice. Ieri è arrivato il via libera del gip. E per la maestra è scattato l’arresto.

La procura ha contestato tutte le aggravanti del reato di maltrattamenti: la minore età, l’aver agito dinanzi ad altri bimbi (dai 3 mesi ai tre anni), il fatto che il ruolo dell’indagata era quello di educatrice e di aver vessato le piccoline all’interno di un istituto scolastico.
Un episodio di estrema gravità, intorno al quale si tratta di indagare ancora per delineare i contorni di quello che sembra essere un vero e proprio inferno vissuto da piccole bambine incapaci di difendersi dalle angherie di un adulto. Ed è quindi facile pensare a nuove indagini e, comprensibilmente, alla reazione delle famiglie dei bambini iscritti all’asilo.
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