Inseguita e offesa da uno straniero a Fontivegge e alla fine salvata dalla polizia. E’ questo il racconto di una donna che ha l’altra sera ha vissuto una mezz’ora di autentica paura tra piazza del Bacio e piazza Vittorio Veneto. "Alle 21,30 di ritorno dalla palestra mi trovavo alla fermata del minimetrò di Fonticegge completamente deserta e semibuia. Dopo più di mezz’ora (a quell’ora il minimetrò è chiuso, ndr) inizio a pensare che forse è meglio avviarmi verso un’altra fermata più frequentata". "Intanto mi vengono in mente i brutti episodi di cronaca nera che sono successi negli anni in questa...

Inseguita e offesa da uno straniero a Fontivegge e alla fine salvata dalla polizia. E’ questo il racconto di una donna che ha l’altra sera ha vissuto una mezz’ora di autentica paura tra piazza del Bacio e piazza Vittorio Veneto. "Alle 21,30 di ritorno dalla palestra mi trovavo alla fermata del minimetrò di Fonticegge completamente deserta e semibuia. Dopo più di mezz’ora (a quell’ora il minimetrò è chiuso, ndr) inizio a pensare che forse è meglio avviarmi verso un’altra fermata più frequentata".

"Intanto mi vengono in mente i brutti episodi di cronaca nera che sono successi negli anni in questa maledetta zona – racconta – ; mai cambiata o migliorata sul piano della sicurezza. In giro bazzicano, indisturbati topi, tossici, prostitute, spacciatori e nordafricani in cerca di rogne...come ne è stata la conferma questa sera. All’improvviso, da lontano, vedo avvicinarsi come tre uomini di colore, due dopo aver tentato un cerchio attorno a me, si dileguano negli anfratti della ferrovia il terzo, con fare impetuoso e invadente, mi viene incontro. Appena mi si avvicina – continua la donna – , con toni confidenziali di dubbia moralità, gli dico subito che ho la telecamera accesa sul telefono e che sto riprendendo tutto in diretta, collegata. Ma al tizio, non sembra importagli nulla. A brutto muso, gli dico di andarsene. Non si convince e continua a importunarmi. Mi alzo senza mezzi termini e mi dirigo, a passi frettolosi, verso la fermata davanti la fontana zampillante della stazione: unico punto vivo e luminoso".

Qui uno dei momenti più brutti: "Mi giro e vedo che mi sta rincorrendo – aggiunge –. A questo punto, tento di chiamare in soccorso il 112. Attendo l’arrivo con interminabile angoscia davanti alle panchine della fermata del bus nella zona di entrata della stazione. Le presenze attorno a me non sono confortanti – ribadisce la donna –: tossici, senza tetto, prostitute".

Mentre attende la polizia, "chiamo un’amica in soccorso: non posso prendere il bus con il rischio certo che mi avrebbe seguita sin sotto casa. Attendo la pattuglia, mentre il tizio mi sta dietro, farfugliando, scomposte, frasi indistinguibili. Dopo minuti interminabili arriva una volante della polizia che ferma lo straniero discutendo nche in lingua straniera. Dopo una breve resistenza, lo bloccano e lo fanno salire nella vettura per l’identificazione in Questura. Pericolo scampato, per pochi secondi. Mi sento fortunata, miracolata".

Poi le considerazioni amare: "Mi rendo conto di una cosa gravissima: esiste un baratro, non richiuso ancora, a FontiveggeMi chiedo quali siano le cause che impediscano la cacciata di certo personaggio dal quartiere per scongiurare eventuali altre vittime ignare che ci passano di sfuggita, per caso o per abitudine. Possiamo dire che la stazione di Perugia sia un posto sicuro? Direi di no. Allora perché, ancora oggi, siamo ostaggio di questa gente? Prevedo, mio malgrado, altre vittime, altre situazioni di pericolo imminente. Aspetto una rapida, chiara, immediata e precisa risposta da parte dei soggetti competenti".